During the last twenty years world agri-food commerce shows an important growth owing to traded quantities increase and also to economic development of competitors on the world scene. This article is about agrifood commerce in European Union market. The aim of the paper is to compare the agri-food trade flows of Italy and France, two Mediterranean countries with very intense trade relations. For Italian agri-food system, in fact, France is the top import market and the second export market. On the basis of EUROSTAT data, the paper focuses on import and export flows between Italy and the other European Union countries, on one side, and, on the other side, in the same way, between France and EU countries. The purpose is to value if - and at what extend - exchanged products are similar, to know if trade relationships between Italy and France are complementary rather then competitive. The first part of the paper consists of a brief introduction that is about the main trends of agrifood trade in the countries we examined. The most important data of agrifood balance are reported and discussed, and their trends examined over the period 1999 – 2006. The second part concerns more specifically the analysis of similarity. The analysis is based on three different kind of index: 1. the similarity and specialization indexes make possible the value the level of specialization and complementarity of Italy and France agri-food trade relations and their evolutional trend; 2. Finger-Kreinin and Hirshmann indexes measure structural changes in trade patterns over the period 1999-2006; 3. Balassa index gives information on compared advantages of competitors. As said above, we use EUROSTAT external trade statistics, all data are related to intra European Union flows. In the database, for trade purposes, goods are classified according to Combined nomenclature in the European Union. The classification is based on the Harmonised Commodity Description and Coding System (HS) managed by the World Customs Organisation (WCO); the HS uses a six digit numerical code for the coding of products. This article is part of a work in progress whose object is wider. The analysis will be extended to all Mediterranean countries, European Union Members and Third Countries, so our object is now to have a first discussion of the partial results we obtained.

Nell’ultimo ventennio il commercio agro-alimentare mondiale ha mostrato una crescita sostanziale da attribuire sia all’aumento dei volumi di commercio scambiati dai principali attori presenti sulla scena, sia alla crescita dei partner che contribuiscono ai flussi. Le più lente dinamiche del commercio agro-alimentare rispetto a quelle del commercio complessivo fanno si che il peso dell’agro-alimentare sul totale degli scambi tenda progressivamente a ridursi (oggi è in media del 10%). Ciò è legato alla riduzione della quota dell’agro-alimentare nel sistema economico generale sia dei paesi più ricchi, sia di quelli, anche se in misura minore, in via di sviluppo. Il sistema agro-alimentare italiano mostra un discreto grado di apertura (volume di commercio/produzione interna) a conferma della crescente integrazione con i mercati internazionali (Ismea, 2006). Tuttavia, l’aumento dei partner del commercio agro-alimentare non ha determinato una riduzione della concentrazione degli scambi in pochi paesi che continuano così a godere di un vantaggio comparato. Infatti, in base alla teoria economica, il progressivo abbattimento di ogni ostacolo al commercio, i flussi commerciali e, conseguentemente, la localizzazione della produzione agricola saranno determinati sempre più dai vantaggi comparati dei singoli paesi. Il vantaggio comparato dei paesi avanzati è da attribuire non soltanto alla dotazione di fattori naturali ma anche all’adozione dell’innovazione (l’aumento della produttività della terra rende questo fattore abbondante) e di quei servizi (dal marketing alla logistica) che incidono fortemente sulla catena di valore dei prodotti agricoli. Il concetto di vantaggio comparato, inoltre, deve consentire di operare una distinzione tra commodities dove la fonte di vantaggio è rappresentata dall’intensità dei fattori produttivi richiesti per produrle (fattore terra e clima), e prodotti trasformati per i quali saranno più importanti la dotazione di capitale e la capacità organizzativa. Ciò spiega perché negli ultimi anni il commercio mondiale ha avuto per oggetto lo scambio di prodotti alimentari simili contemporaneamente importati ed esportati (commercio intra-industriale). Tale forma di commercio, infatti, risulta concentrata soprattutto nei paesi avanzati come conseguenza, da una parte della omogeneizzazione dei gusti a livello globale e, dall’altra, della crescente domanda di differenziazione nei Paesi ad alto reddito. Alla luce di quanto sopra, l’obiettivo del presente contributo è quello di soffermarsi sugli scambi agro-industriali tra Italia e Francia, inquadrandoli nel complesso delle relazioni commerciali dei due paesi con l’area europea a 27. Il lavoro è suddiviso come segue: nel paragrafo 2 sono riportate le note metodologiche sulla delimitazione del campo di osservazione, sui dati utilizzati e sul metodo di calcolo dei diversi indici: nei paragrafi 3 e 4 sono descritte le principali dinamiche che nell’ultimo decennio hanno investito gli scambi agro-industriali Italia-UE-27 e Francia-UE-27: nel paragrafo 5 ci si sofferma sulla specializzazione, la similarità/complementarietà nella struttura dei flussi commerciali di prodotti agro-industriali dei due paesi presi a termine di confronto. L’analisi è stata focalizzata principalmente, con l’aiuto di tre categorie di indici (specializzazione e somiglianza, di trend strutturale e dei vantaggi comparati relativi), sul livello di similarità/complementarietà degli scambi agro-industriali tra l’Italia e la Francia, al fine di cercare di valutare il possibile grado di competizione tra i due paesi rispetto al mercato europeo preso a riferimento. Tale esercizio è svolto dal lato delle esportazioni (5.1) e da quello delle importazioni (5.2). Nel primo caso si cerca di mettere in luce il grado di potenziale competitività delle esportazioni italiane e francesi verso il mercato europeo; nel secondo caso si guarda al livello di complementarità del sistema agro-industriale dell’Italia con quello della Francia, suo principale fornitore di prodotti alimentari.

La similarità dei flussi di commercio agro-alimentare tra Italia e Francia

FANELLI, Rosa Maria
;
2009

Abstract

Nell’ultimo ventennio il commercio agro-alimentare mondiale ha mostrato una crescita sostanziale da attribuire sia all’aumento dei volumi di commercio scambiati dai principali attori presenti sulla scena, sia alla crescita dei partner che contribuiscono ai flussi. Le più lente dinamiche del commercio agro-alimentare rispetto a quelle del commercio complessivo fanno si che il peso dell’agro-alimentare sul totale degli scambi tenda progressivamente a ridursi (oggi è in media del 10%). Ciò è legato alla riduzione della quota dell’agro-alimentare nel sistema economico generale sia dei paesi più ricchi, sia di quelli, anche se in misura minore, in via di sviluppo. Il sistema agro-alimentare italiano mostra un discreto grado di apertura (volume di commercio/produzione interna) a conferma della crescente integrazione con i mercati internazionali (Ismea, 2006). Tuttavia, l’aumento dei partner del commercio agro-alimentare non ha determinato una riduzione della concentrazione degli scambi in pochi paesi che continuano così a godere di un vantaggio comparato. Infatti, in base alla teoria economica, il progressivo abbattimento di ogni ostacolo al commercio, i flussi commerciali e, conseguentemente, la localizzazione della produzione agricola saranno determinati sempre più dai vantaggi comparati dei singoli paesi. Il vantaggio comparato dei paesi avanzati è da attribuire non soltanto alla dotazione di fattori naturali ma anche all’adozione dell’innovazione (l’aumento della produttività della terra rende questo fattore abbondante) e di quei servizi (dal marketing alla logistica) che incidono fortemente sulla catena di valore dei prodotti agricoli. Il concetto di vantaggio comparato, inoltre, deve consentire di operare una distinzione tra commodities dove la fonte di vantaggio è rappresentata dall’intensità dei fattori produttivi richiesti per produrle (fattore terra e clima), e prodotti trasformati per i quali saranno più importanti la dotazione di capitale e la capacità organizzativa. Ciò spiega perché negli ultimi anni il commercio mondiale ha avuto per oggetto lo scambio di prodotti alimentari simili contemporaneamente importati ed esportati (commercio intra-industriale). Tale forma di commercio, infatti, risulta concentrata soprattutto nei paesi avanzati come conseguenza, da una parte della omogeneizzazione dei gusti a livello globale e, dall’altra, della crescente domanda di differenziazione nei Paesi ad alto reddito. Alla luce di quanto sopra, l’obiettivo del presente contributo è quello di soffermarsi sugli scambi agro-industriali tra Italia e Francia, inquadrandoli nel complesso delle relazioni commerciali dei due paesi con l’area europea a 27. Il lavoro è suddiviso come segue: nel paragrafo 2 sono riportate le note metodologiche sulla delimitazione del campo di osservazione, sui dati utilizzati e sul metodo di calcolo dei diversi indici: nei paragrafi 3 e 4 sono descritte le principali dinamiche che nell’ultimo decennio hanno investito gli scambi agro-industriali Italia-UE-27 e Francia-UE-27: nel paragrafo 5 ci si sofferma sulla specializzazione, la similarità/complementarietà nella struttura dei flussi commerciali di prodotti agro-industriali dei due paesi presi a termine di confronto. L’analisi è stata focalizzata principalmente, con l’aiuto di tre categorie di indici (specializzazione e somiglianza, di trend strutturale e dei vantaggi comparati relativi), sul livello di similarità/complementarietà degli scambi agro-industriali tra l’Italia e la Francia, al fine di cercare di valutare il possibile grado di competizione tra i due paesi rispetto al mercato europeo preso a riferimento. Tale esercizio è svolto dal lato delle esportazioni (5.1) e da quello delle importazioni (5.2). Nel primo caso si cerca di mettere in luce il grado di potenziale competitività delle esportazioni italiane e francesi verso il mercato europeo; nel secondo caso si guarda al livello di complementarità del sistema agro-industriale dell’Italia con quello della Francia, suo principale fornitore di prodotti alimentari.
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