Questo contributo si propone di mostrare come il raffronto con le fonti e la recensio siano insostituibili strumenti di indagine nell’analisi delle varianti dei leggendari condensati del XIII secolo. La ragione principale è l’assenza o l’estrema rarità di corruttele altrimenti visibili nella tradizione manoscritta di queste opere. In genere le corruttele sono riconoscibili in quanto contraddicono la cultura e quello che si suppone sia l’usus scribendi dell’autore ed è la loro disamina a orientare la ricerca e l’indagine per la ricostruzione delle dinamiche principali della tradizione e della trasmissione di un testo. Tuttavia è raro trovare errori patenti nella tradizione delle opere domenicane del XIII secolo, poiché la trasmissione del testo è stata in massima parte opera di copisti professionali, abili anche in un lavoro filologico di correzione e di ripulitura del testo: costoro avevano un usus scribendi non dissimile da quello dell’autore, anche se non condividevano la responsabilità nominale della composizione dell’opera. Eventuali errori prodottisi durante la ricopiatura di un modello raramente sopravvivevano a lungo, anche grazie alla grande facilità con cui si potevano reperire esemplari corretti per sanare passi evidentemente guasti o incompleti. Errori, anche gravi e visibili, potevano invece generarsi durante la fase di composizione dell’opera, che avveniva attraverso un lavoro redazionale dove venivano ricopiate e integrate tra loro diverse opere: queste venivano inserite per mezzo di annotazioni che potevano contenere errori presenti nella tradizione manoscritta della fonte e potevano finire fuori posto per la loro fraintendibilità. L’autore supervisionava questo lavoro redazionale e la maggior parte degli errori veniva corretta, ma qualcosa, fatalmente, finiva per sfuggirgli.

Autori distratti e redattori imprecisi. Microvarianti e capitoli fuori posto nel testo originale della Legenda aurea

MAGGIONI, Giovanni Paolo
2008

Abstract

Questo contributo si propone di mostrare come il raffronto con le fonti e la recensio siano insostituibili strumenti di indagine nell’analisi delle varianti dei leggendari condensati del XIII secolo. La ragione principale è l’assenza o l’estrema rarità di corruttele altrimenti visibili nella tradizione manoscritta di queste opere. In genere le corruttele sono riconoscibili in quanto contraddicono la cultura e quello che si suppone sia l’usus scribendi dell’autore ed è la loro disamina a orientare la ricerca e l’indagine per la ricostruzione delle dinamiche principali della tradizione e della trasmissione di un testo. Tuttavia è raro trovare errori patenti nella tradizione delle opere domenicane del XIII secolo, poiché la trasmissione del testo è stata in massima parte opera di copisti professionali, abili anche in un lavoro filologico di correzione e di ripulitura del testo: costoro avevano un usus scribendi non dissimile da quello dell’autore, anche se non condividevano la responsabilità nominale della composizione dell’opera. Eventuali errori prodottisi durante la ricopiatura di un modello raramente sopravvivevano a lungo, anche grazie alla grande facilità con cui si potevano reperire esemplari corretti per sanare passi evidentemente guasti o incompleti. Errori, anche gravi e visibili, potevano invece generarsi durante la fase di composizione dell’opera, che avveniva attraverso un lavoro redazionale dove venivano ricopiate e integrate tra loro diverse opere: queste venivano inserite per mezzo di annotazioni che potevano contenere errori presenti nella tradizione manoscritta della fonte e potevano finire fuori posto per la loro fraintendibilità. L’autore supervisionava questo lavoro redazionale e la maggior parte degli errori veniva corretta, ma qualcosa, fatalmente, finiva per sfuggirgli.
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