“Lavoro” si può dire in molti modi, anche filosofici. “Lavoro” è senz’altro un termine di filosofia della politica, dell’economia e della scienza, ma anche di filosofia morale e di etica applicata. Molto più raramente, sebbene in modo estremamente significativo come nel celebre passo hegeliano della Fenomenologia dello Spirito, “lavoro” è stato un termine di filosofia teoretica, alla quale esso è più spesso apparso come un termine applicativo di qualche struttura o strumento della realtà o della conoscenza che costituirebbe il vero cuore della disciplina. Il problema del lavoro è in questo senso un punto emblematico di una certa concezione della filosofia teoretica, che a mio avviso ha bisogno di una profonda revisione o, meglio, come cercherò di argomentare, di una costruzione complementare a quella in voga negli ultimi secoli. Le ricerche svolte finora mi conducono a considerare la distinzione tra analitico e sintetico come la chiave di volta di tale concezione, i cui esiti ultimi conducono anche a quella distinzione tra teoria e pratica che influisce tanto nella dimenticanza o svalutazione del termine “lavoro”. Il primo compito che questo articolo si propone è quello di raccontare questo percorso e di presentare l’idea di un nuovo paradigma. Successivamente, proverò ad articolare questo paradigma per il caso del lavoro poggiando la mia interpretazione su un certo tipo di semiotica, cercando attraverso quest’ultima di dare una definizione della legge che rende “lavoro” un’azione.

Il lavoro come conoscenza. Uno sguardo semiotico

MADDALENA, Giovanni
2011-01-01

Abstract

“Lavoro” si può dire in molti modi, anche filosofici. “Lavoro” è senz’altro un termine di filosofia della politica, dell’economia e della scienza, ma anche di filosofia morale e di etica applicata. Molto più raramente, sebbene in modo estremamente significativo come nel celebre passo hegeliano della Fenomenologia dello Spirito, “lavoro” è stato un termine di filosofia teoretica, alla quale esso è più spesso apparso come un termine applicativo di qualche struttura o strumento della realtà o della conoscenza che costituirebbe il vero cuore della disciplina. Il problema del lavoro è in questo senso un punto emblematico di una certa concezione della filosofia teoretica, che a mio avviso ha bisogno di una profonda revisione o, meglio, come cercherò di argomentare, di una costruzione complementare a quella in voga negli ultimi secoli. Le ricerche svolte finora mi conducono a considerare la distinzione tra analitico e sintetico come la chiave di volta di tale concezione, i cui esiti ultimi conducono anche a quella distinzione tra teoria e pratica che influisce tanto nella dimenticanza o svalutazione del termine “lavoro”. Il primo compito che questo articolo si propone è quello di raccontare questo percorso e di presentare l’idea di un nuovo paradigma. Successivamente, proverò ad articolare questo paradigma per il caso del lavoro poggiando la mia interpretazione su un certo tipo di semiotica, cercando attraverso quest’ultima di dare una definizione della legge che rende “lavoro” un’azione.
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