Secondo l’ultima edizione disponibile dell'indagine She figures, pubblicata dalla Commissione Europea nel 2013, le donne in Europa rappresentano soltanto il 33% dei ricercatori europei, il 20% dei professori ordinari e il 15,5% dei direttori delle istituzioni nel settore dell'istruzione superiore. A questi dati si aggiungono quelli delle studentesse universitarie (55%) e laureate (59%) che sebbene abbiano superato gli uomini nel 2012, non riescono ancora a superare gli studenti di dottorato e i dottori di ricerca (le donne sono, rispettivamente, il 49% e il 46%). Per quanto riguarda l’Italia, dal rapporto AlmaLaurea 2012, si evince che il 60,3% dei laureati sono donne, che le stesse si laureano a 26,7 anni contro i 27,3 dei ragazzi; che impiegano meno tempo (4,7anni contro 4,9 anni); che si laureano di più in corso (40,3% contro 36,9%) e che ottengono voti più alti (104,1 contro 101,4). Al 31.12.2013, sul totale dei docenti di ruolo in tutti gli Atenei Italiani ben 34.156 erano di sesso maschile contro i 19.290 di genere femminile. Il “Bibliometrics: Global gender disparities in science” del 2014, il primo studio globale ed interdisciplinare dedicato alla disparità di genere proprio nei settori tecno-scientifici, ha rilevato attraverso il Web of Science Database che più del 70% delle firme degli oltre 5 milioni di articoli analizzati fosse di genere maschile, contro il 30% delle donne e che per ogni pubblicazione scientifica che ha una donna come primo autore, ce ne sono due che hanno un uomo come prima firma. Diverse le ragioni culturali e sociologiche alla base di questi trend che spiegherebbero la scarsa presenza delle donne nell’ambito della ricerca scientifica, a cui si accompagnerebbe anche la difficoltà delle stesse di perpetuare la carriera: l’idea del gender blindness of science, la tesi del pipeline, il fenomeno del chilly climate, il fenomeno dell’homosociability. A ciò si aggiunge l’ormai nota metafora del glass ceiling (soffitto di cristallo) immagine popolare per riferirsi alle barriere invisibili che le donne incontrano nel fare carriera. Barriere che funzionano da sbarramento a dispetto di competenze e performance positive e che si accompagnano ai cosiddetti gender schema e agli stereotipi di genere. Per cercare di arginare il fenomeno, l’Europa si sta muovendo su un doppio binario: da una parte ha elaborato la Carta per le donne, come programma di lavoro stratetico per migliorare le condizioni lavorative del genere femminile in UE - Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015; dall’altra, la Commissione Europea ha avviato, lo scorso ottobre, la campagna triennale “Science: it’s a girl thing” per incoraggiare le ragazze ad accostarsi allo studio di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.

Donne e ricerca: "fare" genere nell'ambito scientifico

BARBA, Davide;D'AMBROSIO M.
2015

Abstract

Secondo l’ultima edizione disponibile dell'indagine She figures, pubblicata dalla Commissione Europea nel 2013, le donne in Europa rappresentano soltanto il 33% dei ricercatori europei, il 20% dei professori ordinari e il 15,5% dei direttori delle istituzioni nel settore dell'istruzione superiore. A questi dati si aggiungono quelli delle studentesse universitarie (55%) e laureate (59%) che sebbene abbiano superato gli uomini nel 2012, non riescono ancora a superare gli studenti di dottorato e i dottori di ricerca (le donne sono, rispettivamente, il 49% e il 46%). Per quanto riguarda l’Italia, dal rapporto AlmaLaurea 2012, si evince che il 60,3% dei laureati sono donne, che le stesse si laureano a 26,7 anni contro i 27,3 dei ragazzi; che impiegano meno tempo (4,7anni contro 4,9 anni); che si laureano di più in corso (40,3% contro 36,9%) e che ottengono voti più alti (104,1 contro 101,4). Al 31.12.2013, sul totale dei docenti di ruolo in tutti gli Atenei Italiani ben 34.156 erano di sesso maschile contro i 19.290 di genere femminile. Il “Bibliometrics: Global gender disparities in science” del 2014, il primo studio globale ed interdisciplinare dedicato alla disparità di genere proprio nei settori tecno-scientifici, ha rilevato attraverso il Web of Science Database che più del 70% delle firme degli oltre 5 milioni di articoli analizzati fosse di genere maschile, contro il 30% delle donne e che per ogni pubblicazione scientifica che ha una donna come primo autore, ce ne sono due che hanno un uomo come prima firma. Diverse le ragioni culturali e sociologiche alla base di questi trend che spiegherebbero la scarsa presenza delle donne nell’ambito della ricerca scientifica, a cui si accompagnerebbe anche la difficoltà delle stesse di perpetuare la carriera: l’idea del gender blindness of science, la tesi del pipeline, il fenomeno del chilly climate, il fenomeno dell’homosociability. A ciò si aggiunge l’ormai nota metafora del glass ceiling (soffitto di cristallo) immagine popolare per riferirsi alle barriere invisibili che le donne incontrano nel fare carriera. Barriere che funzionano da sbarramento a dispetto di competenze e performance positive e che si accompagnano ai cosiddetti gender schema e agli stereotipi di genere. Per cercare di arginare il fenomeno, l’Europa si sta muovendo su un doppio binario: da una parte ha elaborato la Carta per le donne, come programma di lavoro stratetico per migliorare le condizioni lavorative del genere femminile in UE - Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015; dall’altra, la Commissione Europea ha avviato, lo scorso ottobre, la campagna triennale “Science: it’s a girl thing” per incoraggiare le ragazze ad accostarsi allo studio di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.
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