The Abu Ghraib case and the American administration: an analysis of coping strategies to deal with discredit. The topic of this paper is the sociological dynamics of discredit, which followed the abuse scandal in Abu Ghraib prison. We consider the mass media coverage for this news from April 2004 to June 2006 using articles from The New York Times and The Wall Street Journal. This paper is divided into three sections. In the first one we analyze the political and military American strategies after the Twin Towers attacks; we elaborate a short historical reconstruction based on documents produced and issued by the White House and the Department of Defense official websites, the governmental investigations and the enquiries carried out by military authorities. The Abu Ghraib case has to be read within this general defensive strategy. In the second section we focus on the response to the discredit arisen after the publication of the abuse images from Abu Ghraib. In the last section we analyze the Abu Ghraib case from another point of view in order to establish a comparison: the “Stanford Prison Experiment” led by Philip Zimbardo in 1971. The methodology employed in our work is qualitative: a semantic and lexical analysis based on key words and most redundant themes related to the Abu Ghraib case. We use these elements to evaluate the American administration’s response to discredit; finally we also examine the impact of this response on public opinion and ratings of trust and consensus towards President Bush and the Secretary of Defense.

Il caso delle sevizie ai prigionieri iracheni rinchiusi nel carcere di Abu Ghraib, documentate dalle fotografie scattate dagli stessi militari protagonisti, è stato sollevato nell’aprile del 2004 in un programma televisivo della CBS. A dieci anni di distanza è possibile considerare quell’evento e le azioni messe in campo dal Pentagono e dall’amministrazione americana con il distacco necessario ad un’analisi scientifica e, al tempo stesso, con il coinvolgimento richiesto quando sono in gioco i diritti umani. Questa analisi si concentra sulle strategie messe in atto dall’amministrazione Bush per gestire il discredito che ha colpito il governo e l’intera nazione americana mettendo a repentaglio l’immagine degli Stati Uniti come alfiere della libertà e della democrazia nel mondo. Il saggio è articolato in tre parti: nella prima vengono ricostruite le linee principali della comunicazione del governo americano e dei vertici militari in seguito dell’attacco terroristico alle Twin Towers dell’11 settembre 2001. Nella seconda parte si propone un’analisi delle strategie di contrasto del discredito seguito alla rivelazione delle violenze nel carcere di Abu Ghraib, così come emergono soprattutto nei discorsi e negli interventi pubblici del presidente Bush e del ministro della difesa Rumsfeld. Nella terza parte si prende, infine, in considerazione un diverso “punto di vista” sui comportamenti dei militari che si resero protagonisti delle violenze ad Abu Ghraib, suggerito dalle scienze psico-sociali e, in particolare, dagli esperimenti degli psicologi sociali Zimbardo e Maslach.

Abu Ghraib e l'amministrazione americana: un'analisi delle strategie di gestione del discredito

GILI, Guido
2014

Abstract

Il caso delle sevizie ai prigionieri iracheni rinchiusi nel carcere di Abu Ghraib, documentate dalle fotografie scattate dagli stessi militari protagonisti, è stato sollevato nell’aprile del 2004 in un programma televisivo della CBS. A dieci anni di distanza è possibile considerare quell’evento e le azioni messe in campo dal Pentagono e dall’amministrazione americana con il distacco necessario ad un’analisi scientifica e, al tempo stesso, con il coinvolgimento richiesto quando sono in gioco i diritti umani. Questa analisi si concentra sulle strategie messe in atto dall’amministrazione Bush per gestire il discredito che ha colpito il governo e l’intera nazione americana mettendo a repentaglio l’immagine degli Stati Uniti come alfiere della libertà e della democrazia nel mondo. Il saggio è articolato in tre parti: nella prima vengono ricostruite le linee principali della comunicazione del governo americano e dei vertici militari in seguito dell’attacco terroristico alle Twin Towers dell’11 settembre 2001. Nella seconda parte si propone un’analisi delle strategie di contrasto del discredito seguito alla rivelazione delle violenze nel carcere di Abu Ghraib, così come emergono soprattutto nei discorsi e negli interventi pubblici del presidente Bush e del ministro della difesa Rumsfeld. Nella terza parte si prende, infine, in considerazione un diverso “punto di vista” sui comportamenti dei militari che si resero protagonisti delle violenze ad Abu Ghraib, suggerito dalle scienze psico-sociali e, in particolare, dagli esperimenti degli psicologi sociali Zimbardo e Maslach.
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