Le espressioni di origine latina, che costituiscono il termine ‘rappresentare’ sembrano mettere l’accento su un’idea temporale, interattiva, ‘rappresentare’, ‘re-presentare’: qualcosa che era presente prima viene di nuovo presentata; questo ci porta a constatare che nel nostro seminato con tale termine intendiamo far presente la realtà che ci circonda, anche con l’intento di stabilire propositi, esporre intenzioni, descrivere fatti o concretizzare desideri. Inoltre, dalla nota filologia, affiora anche il rapporto che si istaura tra la realtà – vera o immaginata – e ciò che in modo discrezionale viene sottoposto al giudizio visivo; la rappresentazione grafica, pertanto, in un primo momento, è sintesi immateriale elaborata dal pensiero ragionato nell’intento di prendere la realtà e successivamente oggetto materiale visivamente percepibile dagli osservatori attraverso il segno. Consapevoli ora che rappresentare non significa clonare ma più propriamente rievocare l’oggetto nei suoi tratti principali possiamo dire che, in linea di principio, ogni rappresentazione è una semplificazione e questo ci porta a constatare che ‘rappresentare’ prima di tutto vuol dire ridurre e poi schematizzare; in altri termini è decidere cosa perdere, quale forma o livello di riduzione accettare. Per quanto concerne l’ambito strettamente architettonico possiamo dire che qui la rappresentazione è il tracciato che delinea le forme dei manufatti, ovverosia è la manifestazione di ogni intenzione progettuale o interpretativa – nel caso del rilievo –, quindi, trattasi di operazione complessa che richiede la consapevolezza su un campo estremamente vasto di saperi tecnici ed espressivi; mentre, come strumento operativo rende possibile la descrizione analitica delle caratteristiche morfologiche, distributive e costruttive, ragion per cui rende ‘discreto’ ciò che è continuo, riproducendo l’oggetto architettonico con un numero congruo di segni; pertanto, la continuità della materia di un edificio si traduce in un numero finito di punti, di linee rette, di spezzate e di curve, che definiscono il tracciato delle murature, i contorni dei prospetti, quelli delle bucature, la trama dei rivestimenti, i profili delle cornici, etc. Operando in questo modo si sviluppa un modello morfo-grafico per la quale ogni uomo con un minimo di preparazione tecnica è in grado di risalire all’oggetto potenziale o reale cui l’immagine di sintesi fa riferimento; inoltre, le proprietà espresse dal linguaggio grafico possono non essere solo quelle ottiche, quindi forma e colore, ma anche riguardare altre caratteristiche come le proprietà dei materiali, la rigidezza e la trasparenza. Tutto ciò rende lecita la simbiosi, probabilmente fino ad ora solamente intuita, tra il pensiero di architettura e il segno grafico, l’unica possibile, poiché, come è noto, in questo ambito intellettuale il verbo non è adeguato per la finalità dell’azione madre, che, oggi come ieri, è costituita dello scambio univoco delle riflessioni tra individui raziocinanti. Proseguendo su questa linea di pensiero viene naturale sottolineare l’importanza di poter padroneggiare le tecniche grafiche; l’insufficienza conoscitiva di strumenti e metodi della rappresentazione può infatti interferire negativamente nell’approfondimento e nella precisazione dell’idea progettuale e quindi inficiare la qualità della proposta architettonica: il progettista pensa disegnando ed un approccio parziale al disegno costituisce un serio ostacolo allo stesso pensiero.

La rappresentazione grafica del progetto di architettura

BARLOZZINI, Piero
2007

Abstract

Le espressioni di origine latina, che costituiscono il termine ‘rappresentare’ sembrano mettere l’accento su un’idea temporale, interattiva, ‘rappresentare’, ‘re-presentare’: qualcosa che era presente prima viene di nuovo presentata; questo ci porta a constatare che nel nostro seminato con tale termine intendiamo far presente la realtà che ci circonda, anche con l’intento di stabilire propositi, esporre intenzioni, descrivere fatti o concretizzare desideri. Inoltre, dalla nota filologia, affiora anche il rapporto che si istaura tra la realtà – vera o immaginata – e ciò che in modo discrezionale viene sottoposto al giudizio visivo; la rappresentazione grafica, pertanto, in un primo momento, è sintesi immateriale elaborata dal pensiero ragionato nell’intento di prendere la realtà e successivamente oggetto materiale visivamente percepibile dagli osservatori attraverso il segno. Consapevoli ora che rappresentare non significa clonare ma più propriamente rievocare l’oggetto nei suoi tratti principali possiamo dire che, in linea di principio, ogni rappresentazione è una semplificazione e questo ci porta a constatare che ‘rappresentare’ prima di tutto vuol dire ridurre e poi schematizzare; in altri termini è decidere cosa perdere, quale forma o livello di riduzione accettare. Per quanto concerne l’ambito strettamente architettonico possiamo dire che qui la rappresentazione è il tracciato che delinea le forme dei manufatti, ovverosia è la manifestazione di ogni intenzione progettuale o interpretativa – nel caso del rilievo –, quindi, trattasi di operazione complessa che richiede la consapevolezza su un campo estremamente vasto di saperi tecnici ed espressivi; mentre, come strumento operativo rende possibile la descrizione analitica delle caratteristiche morfologiche, distributive e costruttive, ragion per cui rende ‘discreto’ ciò che è continuo, riproducendo l’oggetto architettonico con un numero congruo di segni; pertanto, la continuità della materia di un edificio si traduce in un numero finito di punti, di linee rette, di spezzate e di curve, che definiscono il tracciato delle murature, i contorni dei prospetti, quelli delle bucature, la trama dei rivestimenti, i profili delle cornici, etc. Operando in questo modo si sviluppa un modello morfo-grafico per la quale ogni uomo con un minimo di preparazione tecnica è in grado di risalire all’oggetto potenziale o reale cui l’immagine di sintesi fa riferimento; inoltre, le proprietà espresse dal linguaggio grafico possono non essere solo quelle ottiche, quindi forma e colore, ma anche riguardare altre caratteristiche come le proprietà dei materiali, la rigidezza e la trasparenza. Tutto ciò rende lecita la simbiosi, probabilmente fino ad ora solamente intuita, tra il pensiero di architettura e il segno grafico, l’unica possibile, poiché, come è noto, in questo ambito intellettuale il verbo non è adeguato per la finalità dell’azione madre, che, oggi come ieri, è costituita dello scambio univoco delle riflessioni tra individui raziocinanti. Proseguendo su questa linea di pensiero viene naturale sottolineare l’importanza di poter padroneggiare le tecniche grafiche; l’insufficienza conoscitiva di strumenti e metodi della rappresentazione può infatti interferire negativamente nell’approfondimento e nella precisazione dell’idea progettuale e quindi inficiare la qualità della proposta architettonica: il progettista pensa disegnando ed un approccio parziale al disegno costituisce un serio ostacolo allo stesso pensiero.
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