Il saggio indaga la rappresentazione della trasparenza dell’acqua nella pittura seicentesca come problema ottico, ricostruendo il percorso di trasmissione dei saperi scientifici dalla trattatistica medievale alla pratica pittorica. A partire dal paradigma interpretativo avanzato da Alessio Monciatti, il contributo individua in Leonardo da Vinci e in Matteo Zaccolini – pittore e teorico teatino prosecutore delle osservazioni vinciane – i cardini di un’evoluzione che trova nella cerchia carraccesca la sua più significativa traduzione pittorica. Attraverso il raffronto diretto tra i precetti ottici enunciati nel Trattato di Pittura e nel De Colori di Zaccolini e la produzione pittorica e grafica degli artisti, l’analisi del corpus domenichiniano consente di retrodatare l’assimilazione dei principi diottrici al primo decennio del soggiorno romano, mentre il confronto con Albani, Guercino, Lanfranco e Poussin rivela approcci profondamente diversi: se per Domenichino la trasparenza dell’acqua è profondità e distorsione ottica, per Poussin è superficie riflettente e specchio, per Lanfranco forza espressiva e drammatica.
L’alterità della forma dell’acqua. La trasparenza ottica in Domenichino e nella pittura del Seicento, in memoria di Alessio Monciatti
Camilla Fiore
2026-01-01
Abstract
Il saggio indaga la rappresentazione della trasparenza dell’acqua nella pittura seicentesca come problema ottico, ricostruendo il percorso di trasmissione dei saperi scientifici dalla trattatistica medievale alla pratica pittorica. A partire dal paradigma interpretativo avanzato da Alessio Monciatti, il contributo individua in Leonardo da Vinci e in Matteo Zaccolini – pittore e teorico teatino prosecutore delle osservazioni vinciane – i cardini di un’evoluzione che trova nella cerchia carraccesca la sua più significativa traduzione pittorica. Attraverso il raffronto diretto tra i precetti ottici enunciati nel Trattato di Pittura e nel De Colori di Zaccolini e la produzione pittorica e grafica degli artisti, l’analisi del corpus domenichiniano consente di retrodatare l’assimilazione dei principi diottrici al primo decennio del soggiorno romano, mentre il confronto con Albani, Guercino, Lanfranco e Poussin rivela approcci profondamente diversi: se per Domenichino la trasparenza dell’acqua è profondità e distorsione ottica, per Poussin è superficie riflettente e specchio, per Lanfranco forza espressiva e drammatica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


