It is erroneously believed that the history of the Italian Resistance has already been written in all its forms and variables, while instead, more than 70 years from the end of the Second World War, there are still zones of shade that would deserve full light: many still the phenomena not plumbed in detail and numerous events have not yet emerged. To explain and confirm this statement there are two orders of confirmations: the first is of a documental nature and resides in the observation of how in the Italian Archives there are still almost completely unexplored funds; the second is the clear perception of how the resistance history proper of Southern Italy has been neglected in part, if not entirely. The subject of the research concerning bands of partisan present in Abruzzo and Molise along the Gustav line, during the Second World War, begins with a general consideration: while great and in-depth efforts have been profuse in the faithful reconstruction of the resistance phenomenon of the central-northern area of the Peninsula, the resistance in the South of Italy still remains little or not at all explored. Classical resistance historiography has almost completely forgotten the south of the country, analyzing only sporadic episodes, such as the Four Days of Naples, not taking into consideration the southern resistance phenomenon in its primordial and anticipatory character of a longer, widespread and lasting struggle. The main objective of this work is to give a new dignity to the resistance of the South, and a new recognition to those people who have sacrificed their lives for the resistance ideal. Through the fund called Ricompart that since 2012 resides at the Central Archive of the State of Rome, whose documents are almost completely unpublished, it has been possible to reconstruct the actions of the bands, the area of action and the numerical consistency of partisans and patriots they fought in there. To unite all these bands roughly, even with the inevitable distinctions, were: an early debut - in most cases they formed between September and October 1943 - a constant lack of armaments sufficient to contrast, at least in part, an enemy from the preponderant military force (men, weapons and vehicles); the poor connections with the C.L.N. Roman who, also on his debut, did not immediately succeed in organizing himself to materially and economically support the already formed partisan bands in Abruzzo; the difficulty of communication with the allies and the consequent lack of aid; a route extended to the whole period of Nazi-fascist occupation lasting up to nine months; a composition characterized by the presence of disbanded soldiers who in some cases were also leaders and promoters; an important contribution given by the former foreign prisoners freed in the concentration camps that in many cases instead of passing the enemy lines, joined the various partisan bands. In conclusion, the initial research hypothesis is fully confirmed, according to which an appreciable part of the partisan struggle, especially as regards the South of Italy, had never been fully highlighted by national historiography. And much work of clarification, study and distinction still remains to be done.

Erroneamente si ritiene che la storia della Resistenza italiana sia stata già scritta in tutte le sue forme e variabili, mentre invece, a più di 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, persistono ancora zone d’ombra che meriterebbero piena luce: molti ancora i fenomeni non scandagliati nel dettaglio e numerosi gli avvenimenti non ancora emersi. A spiegazione e riprova di questa affermazione vi sono due ordini di conferme: la prima è di carattere documentale e risiede nella constatazione di come negli Archivi italiani vi siano ancora fondi quasi del tutto inesplorati; la seconda è la chiara percezione di come la parte di storia resistenziale propria del Mezzogiorno, sia stata trascurata in parte, se non del tutto. Il soggetto della ricerca riguardante le bande partigiane presenti in Abruzzo e Molise lungo la linea Gustav, durante la Seconda Guerra Mondiale, prende l’avvio da una considerazione di carattere generale: mentre grandi e approfonditi sforzi sono stati profusi nella ricostruzione fedele del fenomeno resistenziale della zona centro-settentrionale della Penisola, la resistenza nel Meridione d’Italia resta ancora poco o per nulla esplorata. La storiografia classica resistenziale ha quasi del tutto dimenticato il sud del Paese, analizzandone soltanto sporadici episodi, come le Quattro giornate di Napoli, non prendendo affatto in considerazione il fenomeno resistenziale meridionale nel suo carattere primigenio ed anticipatore di una più lunga, diffusa e duratura lotta. Il principale obiettivo di questo lavoro è rendere una nuova dignità alla resistenza del sud, ed un nuovo riconoscimento a quelle persone che hanno sacrificato la loro vita per l’ideale resistenziale. Attraverso il fondo denominato Ricompart che dal 2012 risiede presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, i cui documenti sono quasi del tutto inediti, si sono potute ricostruire le azioni delle bande, la zona di azione e la consistenza numerica di partigiani e patrioti che in esse vi operarono. Ad accomunare grossomodo tutte queste bande, pur con gli inevitabili distinguo, furono: un esordio precoce – nella maggior parte dei casi si formarono tra il settembre e l’ottobre 1943 - una costante mancanza di armamenti sufficienti a contrastare, almeno in parte, un nemico dalla preponderante forza militare (uomini, armi e mezzi); gli scarsi collegamenti con il C.L.N. romano che, anch’esso all’esordio, non riuscì immediatamente ad organizzarsi per supportare materialmente ed economicamente le già formate bande partigiane abruzzesi; la difficoltà di comunicazione con gli alleati e la conseguente mancanza di aiuti; un percorso esteso a tutto il periodo di occupazione nazifascista durato massimo nove mesi; una composizione caratterizzata per la presenza di militari sbandati che in alcuni casi ne furono anche capi e promotori; un importante apporto dato dagli ex prigionieri stranieri liberati nei campi di concentramento che in molti casi invece di passare le linee nemiche, si unirono nelle varie bande partigiane. In conclusione, trova piena conferma l’ipotesi di ricerca iniziale, secondo la quale una parte apprezzabile della lotta partigiana, soprattutto per quel che riguarda il Mezzogiorno d’Italia, non fosse stata mai pienamente messa in luce dalla storiografia nazionale. E molto lavoro di chiarificazione, approfondimento e distinzione resta ancora da compiere.

Le bande partigiane lungo la linea Gustav. Abruzzo e Molise nelle carte del Ricompart

Nocera, Fabrizio
2019-04-30

Abstract

Erroneamente si ritiene che la storia della Resistenza italiana sia stata già scritta in tutte le sue forme e variabili, mentre invece, a più di 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, persistono ancora zone d’ombra che meriterebbero piena luce: molti ancora i fenomeni non scandagliati nel dettaglio e numerosi gli avvenimenti non ancora emersi. A spiegazione e riprova di questa affermazione vi sono due ordini di conferme: la prima è di carattere documentale e risiede nella constatazione di come negli Archivi italiani vi siano ancora fondi quasi del tutto inesplorati; la seconda è la chiara percezione di come la parte di storia resistenziale propria del Mezzogiorno, sia stata trascurata in parte, se non del tutto. Il soggetto della ricerca riguardante le bande partigiane presenti in Abruzzo e Molise lungo la linea Gustav, durante la Seconda Guerra Mondiale, prende l’avvio da una considerazione di carattere generale: mentre grandi e approfonditi sforzi sono stati profusi nella ricostruzione fedele del fenomeno resistenziale della zona centro-settentrionale della Penisola, la resistenza nel Meridione d’Italia resta ancora poco o per nulla esplorata. La storiografia classica resistenziale ha quasi del tutto dimenticato il sud del Paese, analizzandone soltanto sporadici episodi, come le Quattro giornate di Napoli, non prendendo affatto in considerazione il fenomeno resistenziale meridionale nel suo carattere primigenio ed anticipatore di una più lunga, diffusa e duratura lotta. Il principale obiettivo di questo lavoro è rendere una nuova dignità alla resistenza del sud, ed un nuovo riconoscimento a quelle persone che hanno sacrificato la loro vita per l’ideale resistenziale. Attraverso il fondo denominato Ricompart che dal 2012 risiede presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, i cui documenti sono quasi del tutto inediti, si sono potute ricostruire le azioni delle bande, la zona di azione e la consistenza numerica di partigiani e patrioti che in esse vi operarono. Ad accomunare grossomodo tutte queste bande, pur con gli inevitabili distinguo, furono: un esordio precoce – nella maggior parte dei casi si formarono tra il settembre e l’ottobre 1943 - una costante mancanza di armamenti sufficienti a contrastare, almeno in parte, un nemico dalla preponderante forza militare (uomini, armi e mezzi); gli scarsi collegamenti con il C.L.N. romano che, anch’esso all’esordio, non riuscì immediatamente ad organizzarsi per supportare materialmente ed economicamente le già formate bande partigiane abruzzesi; la difficoltà di comunicazione con gli alleati e la conseguente mancanza di aiuti; un percorso esteso a tutto il periodo di occupazione nazifascista durato massimo nove mesi; una composizione caratterizzata per la presenza di militari sbandati che in alcuni casi ne furono anche capi e promotori; un importante apporto dato dagli ex prigionieri stranieri liberati nei campi di concentramento che in molti casi invece di passare le linee nemiche, si unirono nelle varie bande partigiane. In conclusione, trova piena conferma l’ipotesi di ricerca iniziale, secondo la quale una parte apprezzabile della lotta partigiana, soprattutto per quel che riguarda il Mezzogiorno d’Italia, non fosse stata mai pienamente messa in luce dalla storiografia nazionale. E molto lavoro di chiarificazione, approfondimento e distinzione resta ancora da compiere.
The partisan bands along the Gustav Line. Abruzzo and Molise in the Ricompart documents
It is erroneously believed that the history of the Italian Resistance has already been written in all its forms and variables, while instead, more than 70 years from the end of the Second World War, there are still zones of shade that would deserve full light: many still the phenomena not plumbed in detail and numerous events have not yet emerged. To explain and confirm this statement there are two orders of confirmations: the first is of a documental nature and resides in the observation of how in the Italian Archives there are still almost completely unexplored funds; the second is the clear perception of how the resistance history proper of Southern Italy has been neglected in part, if not entirely. The subject of the research concerning bands of partisan present in Abruzzo and Molise along the Gustav line, during the Second World War, begins with a general consideration: while great and in-depth efforts have been profuse in the faithful reconstruction of the resistance phenomenon of the central-northern area of the Peninsula, the resistance in the South of Italy still remains little or not at all explored. Classical resistance historiography has almost completely forgotten the south of the country, analyzing only sporadic episodes, such as the Four Days of Naples, not taking into consideration the southern resistance phenomenon in its primordial and anticipatory character of a longer, widespread and lasting struggle. The main objective of this work is to give a new dignity to the resistance of the South, and a new recognition to those people who have sacrificed their lives for the resistance ideal. Through the fund called Ricompart that since 2012 resides at the Central Archive of the State of Rome, whose documents are almost completely unpublished, it has been possible to reconstruct the actions of the bands, the area of action and the numerical consistency of partisans and patriots they fought in there. To unite all these bands roughly, even with the inevitable distinctions, were: an early debut - in most cases they formed between September and October 1943 - a constant lack of armaments sufficient to contrast, at least in part, an enemy from the preponderant military force (men, weapons and vehicles); the poor connections with the C.L.N. Roman who, also on his debut, did not immediately succeed in organizing himself to materially and economically support the already formed partisan bands in Abruzzo; the difficulty of communication with the allies and the consequent lack of aid; a route extended to the whole period of Nazi-fascist occupation lasting up to nine months; a composition characterized by the presence of disbanded soldiers who in some cases were also leaders and promoters; an important contribution given by the former foreign prisoners freed in the concentration camps that in many cases instead of passing the enemy lines, joined the various partisan bands. In conclusion, the initial research hypothesis is fully confirmed, according to which an appreciable part of the partisan struggle, especially as regards the South of Italy, had never been fully highlighted by national historiography. And much work of clarification, study and distinction still remains to be done.
Bande partigiane; Resistenza; Seconda guerra mondiale; Abruzzo; Molise
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