Il contributo analizza La casa di Napoli di Gennaro Manna, romanzo pubblicato nel 1981 e recentemente riproposto da Solfanelli, soffermandosi sulla figura di Giovanni Sermonti, personaggio liberamente ispirato a Benedetto Croce. Attraverso la sua lunga vicenda biografica, segnata dal terremoto di Casamicciola, dalla perdita della fede, dall’esperienza politica e dal confronto con il fascismo e la guerra, emergono alcuni temi centrali dell’opera: la memoria, la nostalgia, il limite e la libertà. La memoria non è intesa come semplice rimpianto del passato, ma come tensione verso un Tempo del «già e non ancora», capace di orientare l’uomo verso un compimento che ancora non possiede. La perdita della fede diviene così esperienza del vuoto e della contingenza, ma anche occasione per interrogarsi sulla libertà e sulla responsabilità dell’agire umano. Nel confronto tra Sermonti e Fiori, trasfigurazioni narrative di Croce e Gentile, si delinea inoltre una diversa idea di eroismo, fondata non sulla guerra ma sulla quotidiana resistenza alle avversità. L’analisi approda infine al tema della guerra, contrapponendo al ferrum il verbum: la pace viene interpretata come scelta libera e volontaria, alternativa alla violenza e condizione per custodire la vita e la speranza.
Gennaro Manna, La casa di Napoli, Solfanelli, 2026 (1981)
Flavio Felice
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza La casa di Napoli di Gennaro Manna, romanzo pubblicato nel 1981 e recentemente riproposto da Solfanelli, soffermandosi sulla figura di Giovanni Sermonti, personaggio liberamente ispirato a Benedetto Croce. Attraverso la sua lunga vicenda biografica, segnata dal terremoto di Casamicciola, dalla perdita della fede, dall’esperienza politica e dal confronto con il fascismo e la guerra, emergono alcuni temi centrali dell’opera: la memoria, la nostalgia, il limite e la libertà. La memoria non è intesa come semplice rimpianto del passato, ma come tensione verso un Tempo del «già e non ancora», capace di orientare l’uomo verso un compimento che ancora non possiede. La perdita della fede diviene così esperienza del vuoto e della contingenza, ma anche occasione per interrogarsi sulla libertà e sulla responsabilità dell’agire umano. Nel confronto tra Sermonti e Fiori, trasfigurazioni narrative di Croce e Gentile, si delinea inoltre una diversa idea di eroismo, fondata non sulla guerra ma sulla quotidiana resistenza alle avversità. L’analisi approda infine al tema della guerra, contrapponendo al ferrum il verbum: la pace viene interpretata come scelta libera e volontaria, alternativa alla violenza e condizione per custodire la vita e la speranza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


