The work investigates the role of the Carabinieri Reali in the post-unification South Italy, interpreting the fight against brigandage as a decisive moment in the process of building the national state. Specifically, the research analyzes the ways in which the Carabinieri, initially used as an instrument of repression, has progressively become a central actor of territorial stabilization, political mediation and dissemination of the values of the new liberal order in southern society. In a context marked by deep economic and social fractures, the persistence of conservative agrarian elites, the conflict with the clergy and the problematic management of compulsory conscription and dissolved armies, post-unification brigandage is analyzed here as a heterogeneous phenomenon, located at the crossroads between the social issues, the crisis of dynastic legitimacy and local resistance to national integration. On a methodological level, the study combines a systematic recognition of the historiography on brigandage and the Carabinieri with a broad analysis of contemporary sources: military and government reports, administrative correspondence, judicial documents and the press. The framing in social history allows us to shift the focus from the military dimension alone to the plot of interactions between public security institutions and local communities, highlighting the role of the Carabinieri Stations as fundamental presidia of proximity of the new national state. The four-chapter structure follows a path that goes from the critical re-examination of the historiographical debate to the reconstruction of the political-legislative context (with particular attention to emergency legislation and the Pica law of 1863), to then dwell on the counter-guerrilla practices, territorial control and intelligence of the Carabinieri Reali and, finally, on the symbolic and memorial repercussions of their action in the southern imagination. The basic interpretative hypothesis is that, in the South and in Abruzzo in particular, the repression of brigandage cannot be read only as a coercive response to dissent, but as an integral part of a broader nation-building process, in which the Carabinieri Reali contribute decisively to the legitimization of the new State and to the definition of a more modern culture of legality.

Il lavoro indaga il ruolo dei Carabinieri Reali nel Mezzogiorno postunitario, interpretando la lotta al brigantaggio come momento decisivo del processo di costruzione dello Stato nazionale. Nello specifico, la ricerca analizza come l’Arma, inizialmente impiegata come strumento di repressione, sia progressivamente divenuta un attore centrale di stabilizzazione territoriale, mediazione politica e diffusione dei valori del nuovo ordine liberale nelle società meridionali. In un contesto segnato da profonde fratture economiche e sociali, dalla persistenza di élite agrarie conservative, dal conflitto con il clero e dalla gestione problematica della leva obbligatoria e degli eserciti disciolti, il brigantaggio postunitario viene qui analizzato come fenomeno eterogeneo, collocato al crocevia tra questione sociale, crisi della legittimità dinastica e resistenze locali all’integrazione nazionale. Sul piano metodologico, lo studio coniuga una ricognizione sistematica della storiografia sul brigantaggio e sull’Arma dei Carabinieri con un’ampia analisi di fonti coeve: rapporti militari e governativi, corrispondenza amministrativa, atti giudiziari e stampa. L’inquadramento nella storia sociale consente di spostare il focus dalla sola dimensione militare alla trama delle interazioni tra istituzioni di pubblica sicurezza e comunità locali, mettendo in luce il ruolo delle Stazioni dei Carabinieri come presìdi di prossimità dello Stato. La struttura in quattro capitoli segue un percorso che va dal riesame critico del dibattito storiografico alla ricostruzione del contesto politico-legislativo (con particolare attenzione alla legislazione d’emergenza e alla legge Pica del 1863), per soffermarsi poi sulle pratiche di controguerriglia, di controllo del territorio e di intelligence dei Carabinieri Reali e, infine, sulle ricadute simboliche e memoriali della loro azione nell’immaginario meridionale. L’ipotesi interpretativa di fondo è che, nel Mezzogiorno e in Abruzzo in particolare, la repressione del brigantaggio non possa essere letta soltanto come risposta coercitiva al dissenso, ma come parte integrante di un più ampio processo di nation-building, nel quale i Carabinieri Reali contribuiscono in modo decisivo alla legittimazione del nuovo Stato unitario e alla definizione di una più moderna cultura della legalità.

Dalla repressione alla costruzione dell'identità nazionale. Il ruolo dei Carabinieri reali nel brigantaggio postunitario

LEONE, Antonio
2026-02-16

Abstract

The work investigates the role of the Carabinieri Reali in the post-unification South Italy, interpreting the fight against brigandage as a decisive moment in the process of building the national state. Specifically, the research analyzes the ways in which the Carabinieri, initially used as an instrument of repression, has progressively become a central actor of territorial stabilization, political mediation and dissemination of the values of the new liberal order in southern society. In a context marked by deep economic and social fractures, the persistence of conservative agrarian elites, the conflict with the clergy and the problematic management of compulsory conscription and dissolved armies, post-unification brigandage is analyzed here as a heterogeneous phenomenon, located at the crossroads between the social issues, the crisis of dynastic legitimacy and local resistance to national integration. On a methodological level, the study combines a systematic recognition of the historiography on brigandage and the Carabinieri with a broad analysis of contemporary sources: military and government reports, administrative correspondence, judicial documents and the press. The framing in social history allows us to shift the focus from the military dimension alone to the plot of interactions between public security institutions and local communities, highlighting the role of the Carabinieri Stations as fundamental presidia of proximity of the new national state. The four-chapter structure follows a path that goes from the critical re-examination of the historiographical debate to the reconstruction of the political-legislative context (with particular attention to emergency legislation and the Pica law of 1863), to then dwell on the counter-guerrilla practices, territorial control and intelligence of the Carabinieri Reali and, finally, on the symbolic and memorial repercussions of their action in the southern imagination. The basic interpretative hypothesis is that, in the South and in Abruzzo in particular, the repression of brigandage cannot be read only as a coercive response to dissent, but as an integral part of a broader nation-building process, in which the Carabinieri Reali contribute decisively to the legitimization of the new State and to the definition of a more modern culture of legality.
From repression to the construction of national identity. The role of the Carabinieri in post-unification brigandage
16-feb-2026
Il lavoro indaga il ruolo dei Carabinieri Reali nel Mezzogiorno postunitario, interpretando la lotta al brigantaggio come momento decisivo del processo di costruzione dello Stato nazionale. Nello specifico, la ricerca analizza come l’Arma, inizialmente impiegata come strumento di repressione, sia progressivamente divenuta un attore centrale di stabilizzazione territoriale, mediazione politica e diffusione dei valori del nuovo ordine liberale nelle società meridionali. In un contesto segnato da profonde fratture economiche e sociali, dalla persistenza di élite agrarie conservative, dal conflitto con il clero e dalla gestione problematica della leva obbligatoria e degli eserciti disciolti, il brigantaggio postunitario viene qui analizzato come fenomeno eterogeneo, collocato al crocevia tra questione sociale, crisi della legittimità dinastica e resistenze locali all’integrazione nazionale. Sul piano metodologico, lo studio coniuga una ricognizione sistematica della storiografia sul brigantaggio e sull’Arma dei Carabinieri con un’ampia analisi di fonti coeve: rapporti militari e governativi, corrispondenza amministrativa, atti giudiziari e stampa. L’inquadramento nella storia sociale consente di spostare il focus dalla sola dimensione militare alla trama delle interazioni tra istituzioni di pubblica sicurezza e comunità locali, mettendo in luce il ruolo delle Stazioni dei Carabinieri come presìdi di prossimità dello Stato. La struttura in quattro capitoli segue un percorso che va dal riesame critico del dibattito storiografico alla ricostruzione del contesto politico-legislativo (con particolare attenzione alla legislazione d’emergenza e alla legge Pica del 1863), per soffermarsi poi sulle pratiche di controguerriglia, di controllo del territorio e di intelligence dei Carabinieri Reali e, infine, sulle ricadute simboliche e memoriali della loro azione nell’immaginario meridionale. L’ipotesi interpretativa di fondo è che, nel Mezzogiorno e in Abruzzo in particolare, la repressione del brigantaggio non possa essere letta soltanto come risposta coercitiva al dissenso, ma come parte integrante di un più ampio processo di nation-building, nel quale i Carabinieri Reali contribuiscono in modo decisivo alla legittimazione del nuovo Stato unitario e alla definizione di una più moderna cultura della legalità.
Carabinieri reali; Brigantaggio postunitario; Nazione; Mezzogiorno; Centro-periferie
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