Il presente contributo traccia le tappe del lavoro di recupero del patrimonio culturale bibliotecario ed archivistico conservato nel dismettendo ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi in Napoli, l’ex manicomio provinciale costruito espressamente con l’obiettivo di accogliere migliaia di ‘diversi’, a vario titolo classificati come ‘pazzi’. Tale lavoro si è svolto di fatto in contemporanea con la ciclopica opera della cosiddetta ‘dismissione’: la chiusura della struttura con la ricollocazione dignitosa degli ospiti in realtà umanamente dignitose più confacenti ai loro reali bisogni assistenziali. Nel contributo si riportano anche i primi risultati della ricerca che, sul finire del lavoro archivistico e bibliotecario, è stata avviata e si dà conto della novità del metodo di intensa sinergia tra professionalità diverse, tra istituzioni diverse e tra pubblico e privato, che ha permesso di mettere in salvo un patrimonio di documentazione di insostituibile valore per documentare la storia della psichiatria, della sanità, della cultura e della società meridionale nell’arco di circa due secoli.

Un cantiere culturale. L’attività del Centro studi “Antonio d’Errico” per il recupero del patrimonio archivistico e bibliotecario del “Leonardo Bianchi” di Napoli

VILLONE, Giovanni
2010

Abstract

Il presente contributo traccia le tappe del lavoro di recupero del patrimonio culturale bibliotecario ed archivistico conservato nel dismettendo ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi in Napoli, l’ex manicomio provinciale costruito espressamente con l’obiettivo di accogliere migliaia di ‘diversi’, a vario titolo classificati come ‘pazzi’. Tale lavoro si è svolto di fatto in contemporanea con la ciclopica opera della cosiddetta ‘dismissione’: la chiusura della struttura con la ricollocazione dignitosa degli ospiti in realtà umanamente dignitose più confacenti ai loro reali bisogni assistenziali. Nel contributo si riportano anche i primi risultati della ricerca che, sul finire del lavoro archivistico e bibliotecario, è stata avviata e si dà conto della novità del metodo di intensa sinergia tra professionalità diverse, tra istituzioni diverse e tra pubblico e privato, che ha permesso di mettere in salvo un patrimonio di documentazione di insostituibile valore per documentare la storia della psichiatria, della sanità, della cultura e della società meridionale nell’arco di circa due secoli.
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