Il presente lavoro analizza comparativamente costi, rendimenti e risultati delle imprese operanti nel trasporto pubblico locale (TPL), con specifico riferimento al settore Autolinee allo scopo di fornire un modello di misurazione delle performance da impiegare, anche nell’ottica della valutazione del costo pieno industriale, per individuarne i driver (determinanti) principali e per definire i parametri/standard di riferimento. I corrispettivi definiti nei contratti di servizio sottoscritti dalle imprese del TPL, in particolare da quelle a proprietà pubblica, come sarà chiarito nei capitoli che seguono, non sono frutto di una piena contrattazione di mercato, il che priva gli indicatori di sintesi (EBITDA, redditività netta/operativa, ecc.), atomisticamente considerati, della capacità di rappresentare l’economicità intesa quale punto di sintesi tra efficienza ed efficacia della gestione aziendale. Si tratta di realtà aziendali la cui finalità prevalente non è quella lucrativa, il che complica notevolmente le modalità di misurazione della performance . Sebbene il subentrare di finalità differenti non muti i caratteri essenziali dell’azienda, che è e resta sempre un “fatto di produzione” cui continuano ad applicarsi tutti i tradizionali principi della ragioneria e della economia aziendale , è indubbio che il venir meno dell’ “ancoraggio” che la finalità lucrativa garantisce tra prezzi di mercato e valore della produzione rende decisamente più complessa la misurazione della performance aziendale e del valore creato per il suo soggetto economico. Il grado di raggiungimento delle finalità assegnate alle società che erogano servizi strumentali ed essenziali, in particolare a quelle partecipate, non è misurabile attraverso la quantificazione dei flussi di cassa generati o da generare, in quanto l’equilibrio economico di queste aziende raramente si definisce in termini di remunerazione finanziaria del capitale investito . Tanto impone lo sviluppo di più ampi set di indicatori che vadano oltre la logica del reddito contabile ancorato agli effetti finanziari delle operazioni di scambio e che, focalizzandosi sugli aspetti sostanziali del processo produttivo, provino a misurare distintamente il grado di soddisfazione delle diverse finalità assegnate a tali aziende. Si tratta dell’esigenza di disaggregare nelle sue diverse componenti il complesso equilibrio finalistico di queste realtà e di assegnare a ciascuna di esse uno specifico indicatore, in modo da riuscire così ad evidenziare distintamente i risultati conseguiti, ad esempio, nell’ambito della qualità del servizio erogato, nelle relazioni con l’ambiente economico circostante, nel miglioramento del grado di vivibilità di un’area, nel miglioramento della sicurezza sul lavoro e così via. Sono le stesse caratteristiche tipiche della produzione dei servizi pubblici che privano il profitto, e gli indicatori che a tale modello si ispirano, della capacità informativa. Il profitto cessa di essere un riferimento autonomo, una guida assoluta per il management, per cedere il passo ad un sistema di indicatori - anche di derivazione contabile - da interpretare in modo relazionale. Le differenze che caratterizzano le diverse strutture produttive, ed invero gli stessi contesti urbani e geografici regionali, sono tanto rilevanti da non poter essere ignorate in una analisi comparativa che voglia cogliere il problema nella sua complessità. Per tale ragione il modello di analisi delle performance impiegato tiene conto di alcune condizioni di contesto, oltre che di talune variabili aziendali, per determinare la misura delle performance attese con cui confrontare i risultati realizzati. Si ottiene in tal modo un giudizio di valore ponderato rispetto alle aspettative sulla singola impresa. Dopo aver determinato i giudizi di economicità aziendale, e grazie ad essi, il lavoro propone una stima dell’impatto che i driver di costo possono esercitare sulle stesse performance. È così possibile definire delle fasce di variazione normale (parametri di riferimento) delle diverse tipologie di costo individuate e, per mezzo delle misure di correlazione tra tali variabili, individuare modelli di gestione (riferibili ai costi di produzione) alternativi. Lo studio è articolato come segue: • nel primo capitolo viene proposta una analisi del contesto normativo ed economico-industriale, caratterizzato quest’ultimo da marcate differenze interregionali; tali differenze vengono esplicitate tramite variabili di contesto regionali riferite ai costi di produzione, alla contribuzione, all’economicità e all’efficienza aziendale; • il secondo capitolo è dedicato all’analisi della letteratura in tema di indicatori di performance delle imprese di trasporto pubblico locale, inquadrate nell’ambito del più ampio filone di studio delle imprese produttrici di servizi pubblici, e alla definizione/classificazione degli indicatori di performance; • nel terzo capitolo sono analizzati i limiti del reddito contabile nei processi di misurazione delle performance; • l’analisi dell’economicità delle imprese del TPL e dei parametri di costo di riferimento è proposta nel terzo capitolo (campione, modelli e risultati).

L’economicità delle imprese di trasporto pubblico locale (TPL).Comparazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati.

CAPALBO, Francesco;
2014

Abstract

Il presente lavoro analizza comparativamente costi, rendimenti e risultati delle imprese operanti nel trasporto pubblico locale (TPL), con specifico riferimento al settore Autolinee allo scopo di fornire un modello di misurazione delle performance da impiegare, anche nell’ottica della valutazione del costo pieno industriale, per individuarne i driver (determinanti) principali e per definire i parametri/standard di riferimento. I corrispettivi definiti nei contratti di servizio sottoscritti dalle imprese del TPL, in particolare da quelle a proprietà pubblica, come sarà chiarito nei capitoli che seguono, non sono frutto di una piena contrattazione di mercato, il che priva gli indicatori di sintesi (EBITDA, redditività netta/operativa, ecc.), atomisticamente considerati, della capacità di rappresentare l’economicità intesa quale punto di sintesi tra efficienza ed efficacia della gestione aziendale. Si tratta di realtà aziendali la cui finalità prevalente non è quella lucrativa, il che complica notevolmente le modalità di misurazione della performance . Sebbene il subentrare di finalità differenti non muti i caratteri essenziali dell’azienda, che è e resta sempre un “fatto di produzione” cui continuano ad applicarsi tutti i tradizionali principi della ragioneria e della economia aziendale , è indubbio che il venir meno dell’ “ancoraggio” che la finalità lucrativa garantisce tra prezzi di mercato e valore della produzione rende decisamente più complessa la misurazione della performance aziendale e del valore creato per il suo soggetto economico. Il grado di raggiungimento delle finalità assegnate alle società che erogano servizi strumentali ed essenziali, in particolare a quelle partecipate, non è misurabile attraverso la quantificazione dei flussi di cassa generati o da generare, in quanto l’equilibrio economico di queste aziende raramente si definisce in termini di remunerazione finanziaria del capitale investito . Tanto impone lo sviluppo di più ampi set di indicatori che vadano oltre la logica del reddito contabile ancorato agli effetti finanziari delle operazioni di scambio e che, focalizzandosi sugli aspetti sostanziali del processo produttivo, provino a misurare distintamente il grado di soddisfazione delle diverse finalità assegnate a tali aziende. Si tratta dell’esigenza di disaggregare nelle sue diverse componenti il complesso equilibrio finalistico di queste realtà e di assegnare a ciascuna di esse uno specifico indicatore, in modo da riuscire così ad evidenziare distintamente i risultati conseguiti, ad esempio, nell’ambito della qualità del servizio erogato, nelle relazioni con l’ambiente economico circostante, nel miglioramento del grado di vivibilità di un’area, nel miglioramento della sicurezza sul lavoro e così via. Sono le stesse caratteristiche tipiche della produzione dei servizi pubblici che privano il profitto, e gli indicatori che a tale modello si ispirano, della capacità informativa. Il profitto cessa di essere un riferimento autonomo, una guida assoluta per il management, per cedere il passo ad un sistema di indicatori - anche di derivazione contabile - da interpretare in modo relazionale. Le differenze che caratterizzano le diverse strutture produttive, ed invero gli stessi contesti urbani e geografici regionali, sono tanto rilevanti da non poter essere ignorate in una analisi comparativa che voglia cogliere il problema nella sua complessità. Per tale ragione il modello di analisi delle performance impiegato tiene conto di alcune condizioni di contesto, oltre che di talune variabili aziendali, per determinare la misura delle performance attese con cui confrontare i risultati realizzati. Si ottiene in tal modo un giudizio di valore ponderato rispetto alle aspettative sulla singola impresa. Dopo aver determinato i giudizi di economicità aziendale, e grazie ad essi, il lavoro propone una stima dell’impatto che i driver di costo possono esercitare sulle stesse performance. È così possibile definire delle fasce di variazione normale (parametri di riferimento) delle diverse tipologie di costo individuate e, per mezzo delle misure di correlazione tra tali variabili, individuare modelli di gestione (riferibili ai costi di produzione) alternativi. Lo studio è articolato come segue: • nel primo capitolo viene proposta una analisi del contesto normativo ed economico-industriale, caratterizzato quest’ultimo da marcate differenze interregionali; tali differenze vengono esplicitate tramite variabili di contesto regionali riferite ai costi di produzione, alla contribuzione, all’economicità e all’efficienza aziendale; • il secondo capitolo è dedicato all’analisi della letteratura in tema di indicatori di performance delle imprese di trasporto pubblico locale, inquadrate nell’ambito del più ampio filone di studio delle imprese produttrici di servizi pubblici, e alla definizione/classificazione degli indicatori di performance; • nel terzo capitolo sono analizzati i limiti del reddito contabile nei processi di misurazione delle performance; • l’analisi dell’economicità delle imprese del TPL e dei parametri di costo di riferimento è proposta nel terzo capitolo (campione, modelli e risultati).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11695/59309
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