Nato nella contrada di Cauze presso Introdacqua, nel cuore dell’Abruzzo montano, giunto giovanissimo negli Stati Uniti, Pascal D’Angelo (1894-1932) portò con sé nel Nuovo Mondo un immaginario profondamente radicato nel paesaggio e nella cultura d’origine. L’esperienza migratoria, la fatica del lavoro manuale e l’apprendimento dell’inglese trovarono espressione nel romanzo autobiografico Son of Italy e nella produzione poetica, delineando un itinerario umano e letterario di progressiva costruzione identitaria. I saggi raccolti in questo volume restituiscono la complessità di un narratore e poeta rimasto a lungo ai margini del canone, sottraendone l’opera a una lettura esclusivamente documentaria. Da prospettive diverse ancorché convergenti, i contributi indagano la scrittura di sé, la formazione linguistica e la maturazione della coscienza poetica. In Son of Italy la memoria riorganizza l’esperienza vissuta, mentre l’America, inizialmente immaginata come terra promessa e possibilità di riscatto sociale, si rivela progressivamente luogo di sfruttamento e alienazione, fino a divenire scenario di una rinascita che si compie attraverso la parola. L’American Dream assume così una fisionomia eminentemente letteraria, identificandosi con la conquista di una voce capace di conferire significato all’esperienza e di trovare riconoscimento nel sistema culturale americano. La formazione letteraria di D’Angelo si nutre della scoperta delle biblioteche e dell’incontro con Shelley e Keats, dai quali derivò modelli e strumenti attraverso cui riconoscere e orientare la propria vocazione. In questa prospettiva, la poesia occupa uno spazio centrale nell’autobiografia: sofferenza e aspirazione vi acquistano ordine ed energia espressiva. Ne emerge la figura del pick and shovel poet, il “poeta del piccone e della pala”, nella quale lavoro manuale e vocazione lirica configurano i poli di una medesima vicenda umana e artistica. Il volume ricostruisce infine la fortuna di D’Angelo e le successive iniziative di riscoperta della sua opera, restituendo la dimensione transnazionale di una storia che lega l’Abruzzo agli Stati Uniti e si prolunga nella ricezione italiana ed europea. In tal modo, Dal piccone alla parola racchiude la traiettoria di un’esistenza in cui lavoro, sradicamento e aspirazione trovano nella scrittura una forma di consapevolezza socioculturale e di espressione letteraria.
Introduzione - Dal Piccone alla Parola. La voce autobiografica di Pascal D'Angelo
Francesca D'Alfonso
2026-01-01
Abstract
Nato nella contrada di Cauze presso Introdacqua, nel cuore dell’Abruzzo montano, giunto giovanissimo negli Stati Uniti, Pascal D’Angelo (1894-1932) portò con sé nel Nuovo Mondo un immaginario profondamente radicato nel paesaggio e nella cultura d’origine. L’esperienza migratoria, la fatica del lavoro manuale e l’apprendimento dell’inglese trovarono espressione nel romanzo autobiografico Son of Italy e nella produzione poetica, delineando un itinerario umano e letterario di progressiva costruzione identitaria. I saggi raccolti in questo volume restituiscono la complessità di un narratore e poeta rimasto a lungo ai margini del canone, sottraendone l’opera a una lettura esclusivamente documentaria. Da prospettive diverse ancorché convergenti, i contributi indagano la scrittura di sé, la formazione linguistica e la maturazione della coscienza poetica. In Son of Italy la memoria riorganizza l’esperienza vissuta, mentre l’America, inizialmente immaginata come terra promessa e possibilità di riscatto sociale, si rivela progressivamente luogo di sfruttamento e alienazione, fino a divenire scenario di una rinascita che si compie attraverso la parola. L’American Dream assume così una fisionomia eminentemente letteraria, identificandosi con la conquista di una voce capace di conferire significato all’esperienza e di trovare riconoscimento nel sistema culturale americano. La formazione letteraria di D’Angelo si nutre della scoperta delle biblioteche e dell’incontro con Shelley e Keats, dai quali derivò modelli e strumenti attraverso cui riconoscere e orientare la propria vocazione. In questa prospettiva, la poesia occupa uno spazio centrale nell’autobiografia: sofferenza e aspirazione vi acquistano ordine ed energia espressiva. Ne emerge la figura del pick and shovel poet, il “poeta del piccone e della pala”, nella quale lavoro manuale e vocazione lirica configurano i poli di una medesima vicenda umana e artistica. Il volume ricostruisce infine la fortuna di D’Angelo e le successive iniziative di riscoperta della sua opera, restituendo la dimensione transnazionale di una storia che lega l’Abruzzo agli Stati Uniti e si prolunga nella ricezione italiana ed europea. In tal modo, Dal piccone alla parola racchiude la traiettoria di un’esistenza in cui lavoro, sradicamento e aspirazione trovano nella scrittura una forma di consapevolezza socioculturale e di espressione letteraria.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


