La Cassa per il Mezzogiorno, il principale strumento operativo per la ricostruzione del tessuto socio-economico del Sud nel secondo dopoguerra, ha rappresentato sovente oggetto di discordia all’interno del dibattito storiografico. In forza delle nuove fonti documentali, dapprima conservate presso l’Acs e ora per larga parte contenute nell’Archivio Aset, dell’archivio Svimez per il raffronto dei dati dell’impatto in termini tangibili, nonché di ulteriori archivi privati, in particolare i fondi dei parlamentari del tempo (Lello Lombardi, Giacomo Sedati solo per citare alcuni degli archivi consultati) è stato tuttavia possibile tracciare un nuovo reticolato di operatività della public corporation italiana. La Cassa sperimentò infatti, anteponendoli al mero sostegno verso il settore industriale, taluni interventi in settori atipici per l’ente, quali quello culturale e turistico, con l’intento di fornire una strategia di tutela e sviluppo del fattore umano presente presso le regioni meridionali. Il concetto di Fattore umano emerse all’interno della strategia della Casmez, in particolar modo, con l’avvento degli anni Sessanta e l’impulso di Gabriele Pescatore e Giulio Pastore, divenendo il nuovo paradigma entro cui collocare le opere e le azioni dell’intervento straordinario. La logica dello stimolo dei livelli di qualità della vita delle comunità, del loro coinvolgimento attivo, della loro formazione e informazione, divenne la cornice del nuovo approccio organico adottato dall’ente per raggiungere l’obiettivo dello stimolo della crescita economica e occupazionale. Con rinnovato vigore dal 1961, la Cassa diede avvio al piano di interventi straordinari presso i principali siti archeologici, attivò centri di alfabetizzazione, istituì incentivi alla formazione e promosse la costruzione di strutture per la ricettività turistica in quelle province con minore capacità attrattiva. Nasceva così un percorso capace di supportare l’espansione del capitale umano meridionale mediante gli interventi sul sistema culturale e turistico sino alla progettazione speciale degli anni Ottanta che vide la proposizione di due fondamentali linee di sviluppo. La prima legata al piano generale per i beni culturali, innovativo per l’introduzione dei criteri di interterritorialità ed intersettorialità. La seconda, ad oggi inedita ed emersa da un recente scavo archivistico, è rappresentata dall’ipotesi di un piano di sviluppo coordinato ed integrato dell’offerta accademica degli atenei meridionali. Entrambe non trovarono attuazione in quanto l’esperienza della Cassa ebbe a concludersi negativamente in maniera repentina. Rimane tuttavia utile porre una riflessione sull’aspetto, ancor poco indagato, relativo al tentativo della Cassa di focalizzare la propria attenzione sul fattore umano meridionale e di alimentare gli asset di cultura e turismo quali volano di sviluppo per il territorio del Sud. Un tentativo il cui lascito rappresenta un interessante tentativo di risoluzione dell’annosa Questione meridionale
Oltre l’industrializzazione. La Cassa per il Mezzogiorno e il fattore umano per lo sviluppo delle comunità meridionali
Iglieri G
2026-01-01
Abstract
La Cassa per il Mezzogiorno, il principale strumento operativo per la ricostruzione del tessuto socio-economico del Sud nel secondo dopoguerra, ha rappresentato sovente oggetto di discordia all’interno del dibattito storiografico. In forza delle nuove fonti documentali, dapprima conservate presso l’Acs e ora per larga parte contenute nell’Archivio Aset, dell’archivio Svimez per il raffronto dei dati dell’impatto in termini tangibili, nonché di ulteriori archivi privati, in particolare i fondi dei parlamentari del tempo (Lello Lombardi, Giacomo Sedati solo per citare alcuni degli archivi consultati) è stato tuttavia possibile tracciare un nuovo reticolato di operatività della public corporation italiana. La Cassa sperimentò infatti, anteponendoli al mero sostegno verso il settore industriale, taluni interventi in settori atipici per l’ente, quali quello culturale e turistico, con l’intento di fornire una strategia di tutela e sviluppo del fattore umano presente presso le regioni meridionali. Il concetto di Fattore umano emerse all’interno della strategia della Casmez, in particolar modo, con l’avvento degli anni Sessanta e l’impulso di Gabriele Pescatore e Giulio Pastore, divenendo il nuovo paradigma entro cui collocare le opere e le azioni dell’intervento straordinario. La logica dello stimolo dei livelli di qualità della vita delle comunità, del loro coinvolgimento attivo, della loro formazione e informazione, divenne la cornice del nuovo approccio organico adottato dall’ente per raggiungere l’obiettivo dello stimolo della crescita economica e occupazionale. Con rinnovato vigore dal 1961, la Cassa diede avvio al piano di interventi straordinari presso i principali siti archeologici, attivò centri di alfabetizzazione, istituì incentivi alla formazione e promosse la costruzione di strutture per la ricettività turistica in quelle province con minore capacità attrattiva. Nasceva così un percorso capace di supportare l’espansione del capitale umano meridionale mediante gli interventi sul sistema culturale e turistico sino alla progettazione speciale degli anni Ottanta che vide la proposizione di due fondamentali linee di sviluppo. La prima legata al piano generale per i beni culturali, innovativo per l’introduzione dei criteri di interterritorialità ed intersettorialità. La seconda, ad oggi inedita ed emersa da un recente scavo archivistico, è rappresentata dall’ipotesi di un piano di sviluppo coordinato ed integrato dell’offerta accademica degli atenei meridionali. Entrambe non trovarono attuazione in quanto l’esperienza della Cassa ebbe a concludersi negativamente in maniera repentina. Rimane tuttavia utile porre una riflessione sull’aspetto, ancor poco indagato, relativo al tentativo della Cassa di focalizzare la propria attenzione sul fattore umano meridionale e di alimentare gli asset di cultura e turismo quali volano di sviluppo per il territorio del Sud. Un tentativo il cui lascito rappresenta un interessante tentativo di risoluzione dell’annosa Questione meridionaleI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


