Il saggio esplora il ruolo dell’IA come strumento «socio-tecnico» in grado di ridefinire il welfare contemporaneo, attraverso una prospettiva persona-centrica. L’IA, sottolinea l’autrice, non è solo un insieme di tecnologie che automatizzano processi o semplificano la vita quotidiana – come dimostrano gli assistenti vocali o i veicoli autonomi – ma una componente pervasiva delle società in transizione, capace di incidere profondamente sui modelli di organizzazione sociale, relazionale e istituzionale. Partendo da un’analisi semantica e storica della definizione di IA, Grignoli ne delinea i principali riferimenti teorici, dalle definizioni istituzionali (UNESCO, OCSE, MIMIT) alle riflessioni classiche di McCarthy e Turing. L’IA viene analizzata sia nei suoi aspetti funzionali, attraverso la classificazione dei sistemi (ragionamento vs comportamento; prestazioni umane vs razionalità ideale), sia nei suoi risvolti sociologici, etici e politici. L’obiettivo del saggio è quello di evidenziare la necessità di andare oltre la semplice funzionalità tecnica per comprendere l’IA come processo di oggettivazione dei comportamenti umani e strumento di previsione algoritmica che plasma le possibilità d’azione degli individui. In tale contesto, un’attenzione particolare è rivolta dall’autrice al rapporto tra IA e costruzione dei profili: l’analisi dei big data e delle decisioni algoritmiche genera identikit sociali che, se non riflessivamente problematizzati, rischiano di consolidare stereotipi e amplificare disuguaglianze. Per contrastare tale rischio, Daniela Grignoli richiama il concetto di riflessività scientifica di Bourdieu, sottolineando l’importanza di una partecipazione critica e collettiva alla produzione e all’uso dei dati. Nel contesto del welfare, l’IA può diventare – dunque – un’opportunità per automatizzare l’accesso ai servizi, migliorare l’efficienza e garantire interventi mirati tramite il cosiddetto predictive welfare. Tuttavia, affinché questa trasformazione sia equa e sostenibile, è necessario garantire l’accesso universale al digitale e promuovere competenze di digital literacy in modo che le tecnologie non si traducano in nuovi dispositivi di esclusione, ma in strumenti di inclusione, partecipazione e giustizia sociale. L’IA, allora, è una tecnologia ormai largamente diffusa in grado di incidere anche sulle politiche sociali.

L’Intelligenza Artificiale strumento sociotecnico per un welfare co-costruito

Grignoli Daniela
2026-01-01

Abstract

Il saggio esplora il ruolo dell’IA come strumento «socio-tecnico» in grado di ridefinire il welfare contemporaneo, attraverso una prospettiva persona-centrica. L’IA, sottolinea l’autrice, non è solo un insieme di tecnologie che automatizzano processi o semplificano la vita quotidiana – come dimostrano gli assistenti vocali o i veicoli autonomi – ma una componente pervasiva delle società in transizione, capace di incidere profondamente sui modelli di organizzazione sociale, relazionale e istituzionale. Partendo da un’analisi semantica e storica della definizione di IA, Grignoli ne delinea i principali riferimenti teorici, dalle definizioni istituzionali (UNESCO, OCSE, MIMIT) alle riflessioni classiche di McCarthy e Turing. L’IA viene analizzata sia nei suoi aspetti funzionali, attraverso la classificazione dei sistemi (ragionamento vs comportamento; prestazioni umane vs razionalità ideale), sia nei suoi risvolti sociologici, etici e politici. L’obiettivo del saggio è quello di evidenziare la necessità di andare oltre la semplice funzionalità tecnica per comprendere l’IA come processo di oggettivazione dei comportamenti umani e strumento di previsione algoritmica che plasma le possibilità d’azione degli individui. In tale contesto, un’attenzione particolare è rivolta dall’autrice al rapporto tra IA e costruzione dei profili: l’analisi dei big data e delle decisioni algoritmiche genera identikit sociali che, se non riflessivamente problematizzati, rischiano di consolidare stereotipi e amplificare disuguaglianze. Per contrastare tale rischio, Daniela Grignoli richiama il concetto di riflessività scientifica di Bourdieu, sottolineando l’importanza di una partecipazione critica e collettiva alla produzione e all’uso dei dati. Nel contesto del welfare, l’IA può diventare – dunque – un’opportunità per automatizzare l’accesso ai servizi, migliorare l’efficienza e garantire interventi mirati tramite il cosiddetto predictive welfare. Tuttavia, affinché questa trasformazione sia equa e sostenibile, è necessario garantire l’accesso universale al digitale e promuovere competenze di digital literacy in modo che le tecnologie non si traducano in nuovi dispositivi di esclusione, ma in strumenti di inclusione, partecipazione e giustizia sociale. L’IA, allora, è una tecnologia ormai largamente diffusa in grado di incidere anche sulle politiche sociali.
2026
9788835175889
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11695/156069
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