Sociali rappresenta oggi una soglia critica di trasformazione, densa di opportunità operative ma anche di dilemmi etici, epistemologici e professionali. In un’epoca in cui la digitalizzazione pervade sempre più ambiti della vita pubblica e privata, anche il Welfare si trova chiamato a confrontarsi con tecnologie capaci di influenzare radicalmente le modalità di intervento, valutazione e pianificazione. Invero, si parla più propriamente di Welfare digitale a indicare l’insieme di politiche, dispositivi e pratiche che utilizzano tecnologie digitali per progettare, erogare e valutare i servizi di protezione sociale, promuovendo una maggiore accessibilità, integrazione e personalizzazione degli interventi. Non si tratta semplicemente, in ogni caso, di una digitalizzazione delle procedure esistenti, ma di una trasformazione più profonda dei modelli organizzativi, dei ruoli professionali e delle relazioni tra istituzioni, cittadini e territori (Henman, 2010; Lippi e Mattei, 2021). Il Welfare Digitale comporta molte opportunità significative in termini di efficienza, trasparenza e tracciabilità dei processi ma, contestualmente, solleva interrogativi critici sul piano dell’equità, della sorveglianza algoritmica e dell’accesso diseguale alle risorse (Eubanks, 2018; Dencik et al., 2019). Per questo motivo, non può essere interpretato come un’evoluzione soltanto tecnocratica, ma deve essere inscritto in una cornice di giustizia sociale, diritti digitali e responsabilità relazionale (Morley et al., 2021).
L’Intelligenza Artificiale nei Servizi Sociali: oltre la sfida tecnologica, verso una transizione etica e agita secondo logiche socio-relazionali
Mariangela D'Ambrosio
2026-01-01
Abstract
Sociali rappresenta oggi una soglia critica di trasformazione, densa di opportunità operative ma anche di dilemmi etici, epistemologici e professionali. In un’epoca in cui la digitalizzazione pervade sempre più ambiti della vita pubblica e privata, anche il Welfare si trova chiamato a confrontarsi con tecnologie capaci di influenzare radicalmente le modalità di intervento, valutazione e pianificazione. Invero, si parla più propriamente di Welfare digitale a indicare l’insieme di politiche, dispositivi e pratiche che utilizzano tecnologie digitali per progettare, erogare e valutare i servizi di protezione sociale, promuovendo una maggiore accessibilità, integrazione e personalizzazione degli interventi. Non si tratta semplicemente, in ogni caso, di una digitalizzazione delle procedure esistenti, ma di una trasformazione più profonda dei modelli organizzativi, dei ruoli professionali e delle relazioni tra istituzioni, cittadini e territori (Henman, 2010; Lippi e Mattei, 2021). Il Welfare Digitale comporta molte opportunità significative in termini di efficienza, trasparenza e tracciabilità dei processi ma, contestualmente, solleva interrogativi critici sul piano dell’equità, della sorveglianza algoritmica e dell’accesso diseguale alle risorse (Eubanks, 2018; Dencik et al., 2019). Per questo motivo, non può essere interpretato come un’evoluzione soltanto tecnocratica, ma deve essere inscritto in una cornice di giustizia sociale, diritti digitali e responsabilità relazionale (Morley et al., 2021).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


