Il suicidio rappresenta una delle principali emergenze psichiatriche e, al pari di tutti gli altri comportamenti umani, costituisce un fenomeno complesso dall’origine multifattoriale, sul quale sinergicamente agiscono variabili di tipo biologico, psicologico e sociale. Il modello di rischio diatesi-stress proposto da Moscicki (1997) costituisce il più accreditato modello di comprensione del rischio suicidario. Sebbene tale rischio non potrà mai, per la natura estremamente imprevedibile di un fenomeno così complesso qual’è il comportamento suicidario, essere ‘misurato’ con sufficiente attendibilità, in questo in accordo con Moscicki possono essere distinti fattori di rischio predisponenti o distali e fattori potenzianti o prossimali. I primi creerebbero una predisposizione del soggetto sulla quale i secondi agirebbero come fattori precipitanti o scatenanti. Tra i fattori predisponenti sono comprese sia variabili di tipo genetico e biologico, sia variabili legate allo sviluppo e alla personalità del soggetto, come traumi infantili, una storia familiare di suicidio, tratti di personalità impulsivi o aggressivi e la presenza di disturbi psichiatrici; i fattori di rischio potenzianti sarebbero, invece, costituiti da eventi di vita stressanti, dal riacutizzarsi di una preesistente patologia psichiatrica, dall’abuso di alcol o droghe, così come dalla disponibilità del mezzo. Accanto a tali fattori di rischio agirebbero anche fattori protettivi riconducibili agli stili cognitivi e alla personalità del soggetto, a relazioni familiari supportive, al contesto culturale e sociale di riferimento, con i suoi valori e tradizioni, e a fattori ambientali, come sane abitudini di vita. Sulle base di tali considerazioni si può dunque sostenere che alla determinazione di quella che potremmo definire ‘soglia di vulnerabilità al suicidio’ concorra un delicato, complesso e mai del tutto prevedibile intergioco tra fattori di rischio e fattori protettivi.

FATTORI PREDISPONENTI, POTENZIANTI E PROTETTIVI DEL SUICIDIO

SARCHIAPONE, Marco
2010

Abstract

Il suicidio rappresenta una delle principali emergenze psichiatriche e, al pari di tutti gli altri comportamenti umani, costituisce un fenomeno complesso dall’origine multifattoriale, sul quale sinergicamente agiscono variabili di tipo biologico, psicologico e sociale. Il modello di rischio diatesi-stress proposto da Moscicki (1997) costituisce il più accreditato modello di comprensione del rischio suicidario. Sebbene tale rischio non potrà mai, per la natura estremamente imprevedibile di un fenomeno così complesso qual’è il comportamento suicidario, essere ‘misurato’ con sufficiente attendibilità, in questo in accordo con Moscicki possono essere distinti fattori di rischio predisponenti o distali e fattori potenzianti o prossimali. I primi creerebbero una predisposizione del soggetto sulla quale i secondi agirebbero come fattori precipitanti o scatenanti. Tra i fattori predisponenti sono comprese sia variabili di tipo genetico e biologico, sia variabili legate allo sviluppo e alla personalità del soggetto, come traumi infantili, una storia familiare di suicidio, tratti di personalità impulsivi o aggressivi e la presenza di disturbi psichiatrici; i fattori di rischio potenzianti sarebbero, invece, costituiti da eventi di vita stressanti, dal riacutizzarsi di una preesistente patologia psichiatrica, dall’abuso di alcol o droghe, così come dalla disponibilità del mezzo. Accanto a tali fattori di rischio agirebbero anche fattori protettivi riconducibili agli stili cognitivi e alla personalità del soggetto, a relazioni familiari supportive, al contesto culturale e sociale di riferimento, con i suoi valori e tradizioni, e a fattori ambientali, come sane abitudini di vita. Sulle base di tali considerazioni si può dunque sostenere che alla determinazione di quella che potremmo definire ‘soglia di vulnerabilità al suicidio’ concorra un delicato, complesso e mai del tutto prevedibile intergioco tra fattori di rischio e fattori protettivi.
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