L’indagine evidenzia uno straordinario aumento della spesa per i collaboratori parlamentari nei bilanci di partiti e istituzioni nell’ultimo triennio. Il fenomeno è grave se si tiene conto che essi svolgono compiti essenziali alle dinamiche della rappresentanza democratica (“fusibili” del sistema), per cui sono retribuiti con denaro pubblico: il Parlamento, a differenza di altri Paesi (come Francia, Germania, Spagna e Inghilterra), non soltanto non ha contezza del numero, ma è addirittura estraneo al rapporto giuridico e dunque, sprovvisto di poteri di verifica e sanzione. Anche nei casi dei gruppi parlamentari e delle fondazioni politiche mancano meccanismi di finanziamento e di rendiconto trasparenti. Soltanto una quota minoritaria ha un contratto ed è diffuso e sistematico l’impiego delle forme di collaborazione a progetto e coordinata e continuativa (co.co.co. e co.co.pro.) per un rapporto di lavoro svolto prevalentemente in condizioni di subordinazione. Si tratta del dato allarmante dell’opacità e dell’abuso di forme giuridiche da parte di un legislatore in perenne conflitto di interesse. I parlamentari e i politici di professione, principali ed esclusivi beneficiari delle collaborazioni, non hanno, infatti, vincoli giuridici o economici né alcun efficace incentivo a contenere le dimensioni della crescita del fenomeno. Ai cittadini è negato qualsiasi tipo di informazione, quantificazione e controllo. Data l’enorme offerta di lavoro giovanile, i collaboratori, già in posizione di debolezza negoziale, sono retribuiti meno dei colleghi europei, si muovono all’interno della piazza politica suddivisi in gerarchie invisibili e risultano sempre più spesso esposti ad abusi, malversazioni e pratiche di patronage.

Introduzione; 1. La dimensione del fenomeno: i dati quantitativi; 2. Le categorie del personale “addetto alla politica”; 5. La comparazione con altri paesi; Conclusioni

CAROLI CASAVOLA, Hilde
2014

Abstract

L’indagine evidenzia uno straordinario aumento della spesa per i collaboratori parlamentari nei bilanci di partiti e istituzioni nell’ultimo triennio. Il fenomeno è grave se si tiene conto che essi svolgono compiti essenziali alle dinamiche della rappresentanza democratica (“fusibili” del sistema), per cui sono retribuiti con denaro pubblico: il Parlamento, a differenza di altri Paesi (come Francia, Germania, Spagna e Inghilterra), non soltanto non ha contezza del numero, ma è addirittura estraneo al rapporto giuridico e dunque, sprovvisto di poteri di verifica e sanzione. Anche nei casi dei gruppi parlamentari e delle fondazioni politiche mancano meccanismi di finanziamento e di rendiconto trasparenti. Soltanto una quota minoritaria ha un contratto ed è diffuso e sistematico l’impiego delle forme di collaborazione a progetto e coordinata e continuativa (co.co.co. e co.co.pro.) per un rapporto di lavoro svolto prevalentemente in condizioni di subordinazione. Si tratta del dato allarmante dell’opacità e dell’abuso di forme giuridiche da parte di un legislatore in perenne conflitto di interesse. I parlamentari e i politici di professione, principali ed esclusivi beneficiari delle collaborazioni, non hanno, infatti, vincoli giuridici o economici né alcun efficace incentivo a contenere le dimensioni della crescita del fenomeno. Ai cittadini è negato qualsiasi tipo di informazione, quantificazione e controllo. Data l’enorme offerta di lavoro giovanile, i collaboratori, già in posizione di debolezza negoziale, sono retribuiti meno dei colleghi europei, si muovono all’interno della piazza politica suddivisi in gerarchie invisibili e risultano sempre più spesso esposti ad abusi, malversazioni e pratiche di patronage.
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