Il saggio presenta e discute criticamente le modalità con cui la cultura occidentale organizza quella specifica forma di differenza che è la disabilità: la cultura medica che concettualizza la disabilità ricorrendo al concetto di a-normalità e la cultura di cui è espressione il cosiddetto modello sociale, che considera i disabile nei termini di una categoria oppressa. A partire dalla centralità che riveste la questione del corpo. Se la cultura medica concettualizza la differenza delle persone disabili in termini negativi rispetto ad una presunta normalità bio-psichica, la cultura dell’oppressione sociale elude la soggettività individuali e i significati che essa può elaborare, proponendo un significato collettivo della disabilità. Tanto la cultura medica quanto la cultura dell’oppressione sociale sono accomunate da una concezione riduzionista del corpo umano. Il saggio si conclude avanzando l’ipotesi che l’elaborazione di una nuova cultura della disabilità implichi una difesa ontologica del corpo come entità prediscorsiva.

Capire la differenza: culture della disabilità

FERRUCCI, Fabio
2009

Abstract

Il saggio presenta e discute criticamente le modalità con cui la cultura occidentale organizza quella specifica forma di differenza che è la disabilità: la cultura medica che concettualizza la disabilità ricorrendo al concetto di a-normalità e la cultura di cui è espressione il cosiddetto modello sociale, che considera i disabile nei termini di una categoria oppressa. A partire dalla centralità che riveste la questione del corpo. Se la cultura medica concettualizza la differenza delle persone disabili in termini negativi rispetto ad una presunta normalità bio-psichica, la cultura dell’oppressione sociale elude la soggettività individuali e i significati che essa può elaborare, proponendo un significato collettivo della disabilità. Tanto la cultura medica quanto la cultura dell’oppressione sociale sono accomunate da una concezione riduzionista del corpo umano. Il saggio si conclude avanzando l’ipotesi che l’elaborazione di una nuova cultura della disabilità implichi una difesa ontologica del corpo come entità prediscorsiva.
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