L’economia di mercato genera la più ampia prosperità: è a fondamento delle libertà politiche; esige la pace. E pone al centro della umana comunità una persona libera, creativa, responsabile. E c’è di più, giacché il mercato è sempre innocente: se qualcuno realizza profitti vendendo armi o spacciando droga, colpevole non è il mercato; colpevoli sono soltanto quegli individui che vendono armi e spacciano droga, e disumana è la loro etica. Fu Ludwig von Mises ad auspicare, agli inizi degli anni Venti, un incontro tra Chiesa cattolica e mercato. E la Centesimus Annus di Papa Giovanni Paolo II è il più autorevole documento che suggella la validità di questo incontro. Non è forse il “mercato” il più efficace strumento della solidarietà? Ovvero la solidarietà deve ridursi al reciproco pianto sulle nostre miserie? È più solidale una società dove si divide in parti diseguali la ricchezza in un mondo di collaborazione e di pace; o si è più solidali laddove si divide in maniera comunque diseguale la miseria in un mondo di oppressione e di terrore, dove vige il principio per il quale “chi non ubbidisce non mangia”? Se il mercato è il meccanismo che – esigendo la pace e fondando la libertà politica – genera il maggiore e più diffuso benessere, è allora errato vederlo come uno dei mezzi che, per quanto imperfettamente, contribuisce a realizzare il comando evangelico dell’amore? Per tutto ciò, possiamo ancora noi cattolici, accecati da istinti atavici, pensare al profitto come ad un furto? È l’imprenditore, che rischia nella libera concorrenza, è un ladro o un costruttore creativo di pubblico benessere? Proprietà privata e libero mercato come fondamenti della libertà personale, delle libertà politiche, del più diffuso benessere e di una solidarietà reale ed efficace sono esattamente i temi essenziali della riflessione dei rappresentanti più significativi della grande tradizione dei cattolici liberali. Una tradizione, questa, che – combattuta dalla sinistra comunista e socialista e dalla destra fascista; ignorata, il più delle volte, dai liberali “laicisti”; occultata da gran parte dell’intellighènzia e dei politici cattolici – costituisce oggi un autentico arsenale di idee necessarie per la ricostruzione di Paesi che, come l’Italia, sono stati devastati moralmente e socialmente da uno statalismo dissennato, corrotto e corruttore

Cattolici a difesa del mercato

flavio felice
2005-01-01

Abstract

L’economia di mercato genera la più ampia prosperità: è a fondamento delle libertà politiche; esige la pace. E pone al centro della umana comunità una persona libera, creativa, responsabile. E c’è di più, giacché il mercato è sempre innocente: se qualcuno realizza profitti vendendo armi o spacciando droga, colpevole non è il mercato; colpevoli sono soltanto quegli individui che vendono armi e spacciano droga, e disumana è la loro etica. Fu Ludwig von Mises ad auspicare, agli inizi degli anni Venti, un incontro tra Chiesa cattolica e mercato. E la Centesimus Annus di Papa Giovanni Paolo II è il più autorevole documento che suggella la validità di questo incontro. Non è forse il “mercato” il più efficace strumento della solidarietà? Ovvero la solidarietà deve ridursi al reciproco pianto sulle nostre miserie? È più solidale una società dove si divide in parti diseguali la ricchezza in un mondo di collaborazione e di pace; o si è più solidali laddove si divide in maniera comunque diseguale la miseria in un mondo di oppressione e di terrore, dove vige il principio per il quale “chi non ubbidisce non mangia”? Se il mercato è il meccanismo che – esigendo la pace e fondando la libertà politica – genera il maggiore e più diffuso benessere, è allora errato vederlo come uno dei mezzi che, per quanto imperfettamente, contribuisce a realizzare il comando evangelico dell’amore? Per tutto ciò, possiamo ancora noi cattolici, accecati da istinti atavici, pensare al profitto come ad un furto? È l’imprenditore, che rischia nella libera concorrenza, è un ladro o un costruttore creativo di pubblico benessere? Proprietà privata e libero mercato come fondamenti della libertà personale, delle libertà politiche, del più diffuso benessere e di una solidarietà reale ed efficace sono esattamente i temi essenziali della riflessione dei rappresentanti più significativi della grande tradizione dei cattolici liberali. Una tradizione, questa, che – combattuta dalla sinistra comunista e socialista e dalla destra fascista; ignorata, il più delle volte, dai liberali “laicisti”; occultata da gran parte dell’intellighènzia e dei politici cattolici – costituisce oggi un autentico arsenale di idee necessarie per la ricostruzione di Paesi che, come l’Italia, sono stati devastati moralmente e socialmente da uno statalismo dissennato, corrotto e corruttore
2005
9788849809923
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11695/105519
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact