During the second half of the seventeenth century, the city of Naples was the theatre of a harsh polemic between the traditional authority of scholasticism and the new waves of rationalism and modern experimentalism. As regards the famous trial of the “ateisti” (1688-1697), if on the one hand it signalled an unprecedented attack on the novatores, on the other it constituted a formidable benchmark to measure the traditional ground for the presence of the Inquisition in the city as well the capacity to influence and mobilize the juridical culture in the political and institutional fields. The inquisitorial rule to hide from the accused the names of the accusing witnesses became an object of fierce criticism that linked, in the name of respect for defensive demands, the traditional call to respect a “natural” order in the trial of the new appeals for verification and experimentation based on scientific revolution. Following on from the work of Nicola Caravita - one of the most important jurists involved in the polemic - this book re-constructs the battle lines fought with the help of weapons of a juridical logic that questioned the epistemic basis of the inquisitorial trial and which fed the collective memory of the Neapolitan juridical culture throughout the new century

A partire dalla seconda metà del secolo XVII la città di Napoli fu teatro di una aspro conflitto culturale che contrapponeva la tradizionale autorità della scolastica alle nuove correnti legate al razionalismo e allo sperimentalismo. Il celebre processo agli ‘ateisti’ (1688-1697) se da un lato segnò un attacco senza precedenti alle ragioni dei novatores, dall’altro costituì per la cultura giuridica napoletana un formidabile banco di prova per misurare sul tradizionale terreno della presenza dell’Inquisizione di fede in città la sua capacità di influenza e mobilitazione sul piano politico e istituzionale. La prassi della mancata comunicazione all’inquisito dei nomi degli accusatori e dei denuncianti, correntemente praticata nel processo inquisitoriale, divenne così il bersaglio di una critica che legava, in nome del rispetto delle esigenze difensive, il tradizionale richiamo ad un ordine “naturale” del processo alle nuove istanze di verifica e sperimentazione diffuse dalla Rivoluzione scientifica. Attraverso l’opera di Nicolò Caravita, uno dei principali giuristi coinvolti nella polemica, questo libro ricostruisce i tratti di una battaglia condotta con le armi della logica giuridica che finì per mettere in discussione il fondamento epistemico del processo di fede ed alimentare la memoria della cultura giuridica napoletana ben oltre il tornante del nuovo secolo

«Pugnar con le ombre». La critica al segreto inquisitoriale nella cultura giuridica napoletana tra Sei e Settecento

SERPICO, Francesco
2016-01-01

Abstract

During the second half of the seventeenth century, the city of Naples was the theatre of a harsh polemic between the traditional authority of scholasticism and the new waves of rationalism and modern experimentalism. As regards the famous trial of the “ateisti” (1688-1697), if on the one hand it signalled an unprecedented attack on the novatores, on the other it constituted a formidable benchmark to measure the traditional ground for the presence of the Inquisition in the city as well the capacity to influence and mobilize the juridical culture in the political and institutional fields. The inquisitorial rule to hide from the accused the names of the accusing witnesses became an object of fierce criticism that linked, in the name of respect for defensive demands, the traditional call to respect a “natural” order in the trial of the new appeals for verification and experimentation based on scientific revolution. Following on from the work of Nicola Caravita - one of the most important jurists involved in the polemic - this book re-constructs the battle lines fought with the help of weapons of a juridical logic that questioned the epistemic basis of the inquisitorial trial and which fed the collective memory of the Neapolitan juridical culture throughout the new century
2016
978-88-495-3093-3
A partire dalla seconda metà del secolo XVII la città di Napoli fu teatro di una aspro conflitto culturale che contrapponeva la tradizionale autorità della scolastica alle nuove correnti legate al razionalismo e allo sperimentalismo. Il celebre processo agli ‘ateisti’ (1688-1697) se da un lato segnò un attacco senza precedenti alle ragioni dei novatores, dall’altro costituì per la cultura giuridica napoletana un formidabile banco di prova per misurare sul tradizionale terreno della presenza dell’Inquisizione di fede in città la sua capacità di influenza e mobilitazione sul piano politico e istituzionale. La prassi della mancata comunicazione all’inquisito dei nomi degli accusatori e dei denuncianti, correntemente praticata nel processo inquisitoriale, divenne così il bersaglio di una critica che legava, in nome del rispetto delle esigenze difensive, il tradizionale richiamo ad un ordine “naturale” del processo alle nuove istanze di verifica e sperimentazione diffuse dalla Rivoluzione scientifica. Attraverso l’opera di Nicolò Caravita, uno dei principali giuristi coinvolti nella polemica, questo libro ricostruisce i tratti di una battaglia condotta con le armi della logica giuridica che finì per mettere in discussione il fondamento epistemico del processo di fede ed alimentare la memoria della cultura giuridica napoletana ben oltre il tornante del nuovo secolo
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